di Alessandro D’Avenia
Può uno scultore scolpire le stelle?
No. Sarebbe Dio stesso.
Ma quello che uno sculture può fare è scolpire la nostra relazione con le stelle, come ha provato a fare Arturo Martini (potete vedere qualcosa al Museo del ’900 di Milano). Lo sguardo rivolto verso l’alto sino a farsi venire il torcicollo. L’attesa che qualcosa accada, che un senso piova su di noi da quella luce che appartiene al passato, tanto è lontana. La speranza che tutta quella gratuita bellezza di galassie sia segno indelebile di una promessa.
Forse per questo il Dio della Genesi per firmare la sua promessa ad Abramo «poi lo condusse fuori e gli disse: guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle» (Gen 15,5)
Il Dio della Genesi firma la sua promessa con un cielo stellato. Conduce il povero pastore errante fuori dal suo ristretto giro di cose e gli dice: guarda. Questo sono io: ti prometto che ti amo. Guarda. Però esci fuori dal tuo ristretto giro di cose.
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