In memoria di Piero, continuerò a raccontare


di Matteo Limongi

I ragazzi del Liceo di Ceccano con Piero Terracina e Sami Modiano, sopravvissuti all’inferno di Auschwitz e liberati il 27 gennaio 1945

Ho conosciuto Piero Terracina nell’Aprile del 2014 quando, studente del Liceo di Ceccano, ho partecipato al Viaggio della Memoria ad Auschwitz organizzato dalla Regione Lazio.

Nonostante le letture fatte, le testimonianze ascoltate, ero sinceramente spaventato da ciò che avrei visto in quel luogo. Avevo accolto nella mia mente le parole di testimonianza dei sopravvissuti scritte nei libri e pronunciate nei filmati, ma mi sentivo non pronto a quell’esperienza. Arrivò il giorno in cui facemmo la visita al campo di Auschwitz-Birkenau.

Entrando dalla famosa torretta mi si parava davanti agli occhi una distesa di cui non si vedeva la fine e su cui, nonostante la calda e limpida giornata di sole, percepivo aleggiare un’ombra scura, plumbea: una proiezione della mia anima, della mia coscienza. 

C’è un particolare, se vogliamo di discutibile valore ma che forse mette in luce quale poteva essere il mio stato psicologico durante la visita al campo di sterminio. Quando arrivammo (eravamo un gruppo di centinaia di persone) ci comunicarono che c’era la possibilità di utilizzare i servizi igienici e feci una scoperta, i bagni erano situati all’interno della struttura della iconica torretta, la torretta di Auschwitz-Birkenau. Mi chiesi con quale leggerezza d’animo, con quale naturalezza, si potevano usare quei servizi in quel luogo così carico dei fantasmi dei crimini efferati che sono stati lì commessi.

Sulla Bahnrampe, nel luogo dove correvano le tre linee di binari, e su cui veniva svolta la prima selezione dei convogli appena arrivati, abbiamo udito le testimonianze di Piero Terracina, Sami Modiano, Andra e Tatiana Bucci, Marika Venezia, già ascoltate la sera prima nella sala conferenze dell’hotel a Cracovia, ma che in quel luogo avevano tutto un altro aspetto. Era come se i racconti che stavamo ascoltando acquistassero volume, è come se le loro parole venissero proiettate  in immagini ben visibili; eravamo centinaia di studenti ma il silenzio era totale.

Procedemmo con la visita ai crematori, alla Zentralsauna, alle baracche dove, di volta in volta, la nostra visita era enormemente arricchita dalla voce di coloro che vissero quei luoghi nel terrore. 

Piero Terracina, Sami Modiano, Andra e Tatiana Bucci ad Auschwitz sono diventate non-persone, ad Auschwitz hanno perso tutti i loro familiari, madri, padri, sorelle, fratelli, nonni, ma nonostante questo sono tornati in quel luogo per donare a noi lì presenti il compito della testimonianza.

Tornai a casa con una voglia di ricerca, con una voglia di conoscenza da condividere con il prossimo per far perdurare la missione che mi è stata data quel giorno dell’Aprile 2014 in Polonia.

Adesso che uno dei più infaticabili testimoni della Shoah italiana è venuto a mancare, è ancora più forte il sentimento dell’eredità da preservare nel tempo.

Ricorderò sempre Piero Terracina come un uomo instancabile che ha fatto della sua segnata vita un monito per le future generazioni.

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