Cosa chiedono gli studenti


scuolatenedi Roberto Carnero
G
li studenti come vedono noi in­segnanti? Che cosa si aspettano da noi? Ogni tanto me lo chiedo. E mi pare che la percezione che hanno di noi sia parecchio diversa da quella che noi avevamo (ahimè un po’ di anni fa…) dei nostri docenti. Ho frequen­tato un liceo classico statale in una città di provincia nella seconda metà degli anni Ottanta. Da chi sedeva in cattedra ci aspettavamo di ricevere u­na buona istruzione nelle diverse ma­terie e in linea di massima mi sembra che questo obiettivo veniva conse­guito. Avevamo alcuni insegnanti ot­timi, altri buoni, qualcuno così così.
Ma più di tanto dalla scuola non ci a­spettavamo e non desideravamo. Cer­to, la formazione culturale era una componente importante del proces­so di crescita. Ma l’educazione della persona, diciamo la parte più decisi­va, avveniva soprattutto in altri am­biti: in famiglia, prima di tutto; in par­rocchia; all’oratorio; nell’associazio­nismo giovanile (per me, ad esempio, fu fondamentale l’esperienza dell’A­zione cattolica ragazzi). Oggi invece assistiamo a un parados­so. Spesso ci lamentiamo che la scuo­la è in crisi, che il prestigio sociale dei docenti è ai minimi storici, che la pro­fessione dell’insegnante viene bi­strattata. Tutto vero. Eppure, logoAvvenirefre­quentando quotidianamente le aule, ho l’impressione che i ragazzi chie­dano proprio a noi docenti sempre di più, ritenendoci evidentemente im­portanti. Perché sono tante le fami­glie disgregate e i genitori lontani e perché la Chiesa continua a rappre­sentare un punto di riferimento per tanti adolescenti ma purtroppo non per tutti (soprattutto nei contesti del­le città più grandi). Ecco allora che gli studenti ci chiedo­no, come dicevo, qualcosa in più: non solo di essere accompagnati nelle va­rie discipline, ma anche di ricevere ri­sposte alle domande di senso. Perché è alla loro età che ci si pone per la pri­ma volta i grandi interrogativi dell’e­sistenza. Ed è allora che si ha biso­gno di maestri. In noi i ragazzi non vedono più l’autorità, ma una pos­sibilità di relazione. Non una rela­zione tra pari, ma una relazione e­ducativa autentica, di cui denuncia­no un grande bisogno. Per questo è importante che quegli a­dulti che trovano a scuola ogni mat­tina possano rappresentare delle persone credibili, aperte, equilibra­te, possibilmente non succubi di i­deologie astratte, ma capaci di guar­dare all’essere umano nella sua ve­rità profonda. 


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