La missione di purificare


di Elio Guerriero

benedictusNel 1997, al compimento del settantesimo compleanno, l’allora cardinale Ratzinger regalò ai suoi lettori un delizioso schizzo autobiografico che giungeva fino al 1977, l’anno dell’elezione a vescovo di Monaco di Baviera. Accennava, poi, all’approdo romano raccontando la leggenda di san Corbiniano, fondatore della diocesi di Frisinga. Il santo si recò a Roma per visitare le tombe degli apostoli, ma alle pendici delle Alpi un feroce orso gli sbranò la bestia da soma che l’accompagnava. Corbiniano allora, secondo un modello agiografico ben noto anche in Italia, non si scompose troppo. Rimproverò l’orso, gli addossò il carico del giumento e gli ordinò di accompagnarlo a Roma.

La similitudine dell’orso spiegava il senso della vita del cardinale. Aveva scelto di diventare un uomo di studio ma Dio lo aveva destinato a fare «il bravo bue che tira il carro di Dio in questo mondo». Citava, quindi, il Salmo 73,22s., nell’interpretazione dell’amato Agostino: «Un animale da tiro sono davanti a te, per te, e proprio così io sono vicino a te». Concludeva con una frase che, riletta a distanza, sembra anticipare il senso delle svolte future: «Di Corbiniano si racconta che a Roma restituì la libertà all’orso. Quando sarò lasciato libero, non lo so, ma so che anche per me vale: “Sono divenuto la tua bestia da soma, e proprio così io sono vicino a te”». Lo spirito di servizio che ha tenuto papa Benedetto vincolato a Roma offre una sorta di filo rosso per leggere il senso del suo pontificato. Al compimento dei 75 anni aveva ripetutamente chiesto a Giovanni Paolo II di poter tornare in Germania per dare un senso compiuto al suo percorso teologico.
L’elezione a Pontefice lo consegnò definitivamente all’umile servizio nella vigna del Signore. Il programma del pontificato lo aveva anticipato nell’omelia d’apertura del Conclave: «La misericordia di Cristo non è una grazia a buon mercato», e ancora di più il Venerdì Santo in quella denuncia pronunciata a commento della nona stazione della Via Crucis: «Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui!». Seguì la lunga sequela degli scandali: da quelli a carattere sessuale a quelli economici, ai tradimenti perpetrati nelle stanze stesse del Vaticano. Da parte sua il Pontefice si caricò sulle spalle quel peso quasi insostenibile, quindi invitò anche la Chiesa al pentimento e alla purificazione. Di qui l’indizione dell’Anno Paolino per riscoprire l’autenticità della vocazione cristiana che consiste nell’annuncio del Vangelo perché «le genti diventino un’offerta gradita, santificata dallo Spirito Santo» (Romani 15,16).
Di qui l’Anno dedicato ai sacerdoti come tempo di  penitenza e di riscoperta del senso della vocazione sacerdotale ed episcopale, di qui l’Anno della Fede come pellegrinaggio alle radici del mistero pasquale. A questo proposito Benedetto volutamente dedicò parte del tempo a scrivere il suo libro su Gesù, una grazia del pontificato.
Ai fedeli, ma anche agli uomini di buona volontà, egli voleva mostrare il fuoco vivo di irradiazione, il centro vivo e pulsante, capace di varcare la soglia del tempo, di toccare ancora il cuore degli uomini e di condurli al Padre. Concluso questo compito, nella preghiera intensa giunse alla convinzione di poter rinunciare all’esercizio del ministero petrino. Le dimissioni vennero annunciate l’11 febbraio, il giorno nel quale la Chiesa si dichiara solidale con le sofferenze dei malati, e divennero effettive nella seconda domenica di Quaresima. Benedetto voleva così evidenziare di aver preparato la Chiesa a celebrare una nuova Pasqua di grazia, una nuova stagione di fioritura. Tra il tempo di Benedetto e quello di Francesco non vi è, dunque, rottura, bensì preparazione e continuità, e questo spiega anche la profonda comunione, pur nella diversità del carisma, tra i due successori di Pietro che vivono in Vaticano. Ora papa Benedetto si dedica all’opera di Dio cui, secondo la tradizione benedettina a lui tanto cara, nulla è da anteporre, e così è vicino a Cristo e per suo tramite al suo successore, ai fedeli, agli uomini tutti.

 

Avvenire, 12 febbraio 2014

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