Volete insegnanti felici? date loro occasioni serie di formazione


di Roberto Carnero per http://www.avvenire.it

René-Magritte-Il-Maestro-di-scuola-1955Si torna a parlare (e a fare polemica) di valutazione della scuola, in seguito all’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del regolamento che istituisce, anche nel nostro Paese, un sistema nazionale di valutazione delle istituzioni scolastiche. Un sistema affidato all’Invalsi (Istituto nazionale di valutazione del sistema di istruzione e formazione), all’Indire (Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa), nonché alle più tradizionali figure degli ispettori ministeriali. Un sistema che prevede anche, da parte dei singoli istituti, procedure di autovalutazione, con la pubblicazione dei risultati. Di vario tenore sono state le reazioni: molto critiche la Flc-Cgil, la Uil el’Unione degli studenti; interlocutorio il giudizio della Cisl. Il sindacato d’ispirazione cattolica ha sottolineato l’importanza di questo passaggio, ma ha espresso anche diverse perplessità in merito all’assenza di adeguate risorse finanziarie a supporto dell’autonomia degli istituti. Il punto è proprio questo: valutare l’efficacia dell’insegnamento è importante, ma non si può fare senza che i docenti vengano opportunamente preparati ad affrontare le sfide della scuola di oggi e di domani. Se da insegnante mi sognassi di valutare i miei studenti, con interrogazioni e compiti in classe, su contenuti e argomenti che non ho spiegato e che quindi non fanno parte del mio programma, giustamente in classe scoppierebbe la rivolta. Mi scuso per il paragone imperfetto e un po’ rozzo, ma è giusto per rendere l’idea: come si pretende di valutare l’azione didattica ed educativa della scuola se prima non si sono poste le condizioni perché essa, per così dire, raggiunga la sufficienza? Di fronte alla scuola italiana (ma non solo) si è posta in questi ultimissimi anni la sfida di trasformazioni epocali: pensiamo soltanto che cosa significhi, in termini di cambiamento di paradigmi didattici pressoché secolari, l’introduzione delle nuove tecnologie. Come vengono aiutati gli insegnanti a rispondere a questa sfida? 
Le cose urgenti da fare nella scuola sarebbero molte, a partire dalla necessità di rimotivare chi vi lavora attraverso retribuzioni più dignitose, almeno in linea con i livelli europei: ma si sa che in tempi di tagli alla spesa pubblica, questa è una pia intenzione destinata probabilmente a rimanere tale. C’è però una cosa che si potrebbe fare subito e a un costo molto contenuto: offrire ai docenti opportunità di aggiornamento che li facciano sentire professionisti a pieno titolo. Il problema più grande è quello del mancato aggiornamento, un capitolo senza il quale non ci potrà essere la valutazione prevista dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo. O, se ci sarà, si rivelerà negativa. Peraltro, quello all’aggiornamento è un diritto-dovere sancito dal vigente contratto collettivo nazionale degli insegnanti delle scuole statali (articoli 26 e 64). Peccato, però, che nei fatti esso sia quasi del tutto disatteso. Intendiamoci, le proposte – da parte di associazioni, enti territoriali, università ecc. – non mancano, ma spesso sono scarsamente significative se misurate sui concreti bisogni dei docenti. Eppure oggi anche a scuola l’aggiornamento è qualcosa di imprescindibile, di cui gli stessi insegnanti sottolineano il bisogno. Me ne sono accorto in prima persona, partecipando come formatore, negli ultimi anni scolastici, a incontri di aggiornamento che mi hanno portato da Gorizia a Firenze, da Latina ad Alessandria, da Avellino a Verona. Diverse regioni, diverse realtà socio-culturali, eppure sempre lo stesso entusiasmo dei colleghi, che lamentavano la rarità di momenti in cui si dia loro la possibilità di riflettere sul proprio lavoro, sulla propria disciplina di insegnamento, sui propri strumenti didattici. Sarebbe bello che il prossimo ministro dell’Istruzione (quando avremo un nuovo governo) mettesse in agenda, tra le massime priorità, proprio quella della formazione in servizio dei docenti, per riqualificare una professionalità spesso a torto denigrata. Ponendo in atto iniziative importanti per una scuola di qualità. Per gli insegnanti italiani sarebbe una felice sorpresa, una motivazione in più, uno scatto d’orgoglio. Poi si passi pure a valutarli.


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