«È importante che gli studenti normodotati prendano coscienza di cosa significhi la disabilità per poter modificare in modo consapevole il proprio atteggiamento culturale e attivare processi interiori di rispetto, solidarietà e comunicazione positiva di inclusione di persone disabili anche in ambito extrascolastico e, in futuro, nel mondo del lavoro». Eva Schwarzwald e Mario Nuzzo sono gli ideatori del progetto “Diverso da chi? per una nuova cultura del rispetto”, promosso dall’associazione culturale Controscena per sensibilizzare il mondo della scuola e i ragazzi in particolare sull’importanza di conoscere i diritti delle persone affetta da disabilità e sull’impegno che richiede difenderli dai soprusi, dall’indifferenza e dai pregiudizi.
A dover cambiare, in sintesi, non è la persona disabile né tanto meno si può pretendere che sia la disabilità stessa a modificarsi: è una questione di percezione. Di punto di vista. Solo quando si riesce a inquadrare il tema, mettendo a nudo gli stereotipi e approfondendo la conoscenza, è possibile a creare nei ragazzi la consapevolezza che l’aggregazione sociale è tale solo se condivisa senza distinzioni.
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Spesso ci dimentichiamo che ogni essere umano nasce plurihandicappato. Non sa fare nulla. Piange, poi inizierà a parlare, a camminare, ecc… in altre parole, la sua vita sarà una liberazione dalle varie forme handicappanti che si trova alla nascita. Ovviamente la vita di ognuno è unica e irripetibile e quindi ogni forma di liberazione dall’handicap è unica e irripetibile. La diversità è un valore arricchente, proprio perché ognuno è unico e irripetibile. Ecco perché qualche anno orsono, io coniai il termine “diversamente abile”, perché tutti siamo diversi ed ognuno è abile in qualche cosa!