Qualcosa sulla rinuncia del papa


di don Paolo Zago

ben ultimoMi è stato chiesto di dire qualcosa sulla rinuncia del papa. Immagino che al riguardo avrete letto anche voi molti testi illuminanti (e non) in questi giorni, forse anche queste mie semplici parole potranno aiutare qualcuno. Chiaramente sono le riflessioni di un semplice prete, meglio: di un credente. E dentro un orizzonte di fede si muovono.

La notizia della rinuncia del papa al ministero di vescovo di Roma mi ha molto colpito. Mi è sembrata una particolare visita di Dio, che come sempre giunge all’improvviso, sorprende e riempie di timore.  Ho sentito quindi un forte bisogno di pregare e la coincidenza con la mia presenza a Gerusalemme in quel giorno mi è stata di grande aiuto.  Quanto alle interpretazioni, tra le tante cose che ho letto e pensato in queste ore, custodisco alcune idee semplici che ritengo molto vere, al di là delle “dietrologie” giornalistiche che lasciano il tempo che trovano e sono fuorvianti.

1. Una signora commentava dicendo: è un affare tra il papa e lo Spirito Santo. Un amico che ha incontrato il papa personalmente qualche settimana fa mi diceva: è un uomo immerso in Dio. Penso che occorra guardare lì per capire qualcosa. 

Sappiamo che il papa come successore di Pietro ha un rapporto specialissimo con Gesù e in Benedetto XVI, così totalmente dedito alla causa del Vangelo e al bene della Chiesa, lo si vede. Penso che un gesto così forte sia nato all’interno della sua straordinaria amicizia con Gesù. Mi sembra che come Giovanni Paolo II aveva compreso di non dover scendere dalla croce, ora Benedetto XVI abbia capito di dover lasciare. Questo mi persuade ancor più che anche a ciascuno di noi occorre ascoltare e rimanere sempre fedeli a ciò che Gesù ci chiede, perché Lui vuole tracciare con ciascuno una storia, un capolavoro tutto nuovo. Per questa ragione non c’è contraddizione tra la scelta di Benedetto e quella di Giovanni Paolo: solo due modi differenti per vivere la stessa volontà di Dio, la stessa vocazione.

2. La causa di questa decisione non andrei a cercarla lontano. Basta ascoltare il papa, che l’ha espressa con semplicità e chiarezza. “Nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato”. Si è accorto che questo vigore oggi è più che mai necessario. E lui ritiene di non averlo più. Quindi con umiltà e libertà, dopo essersi speso interamente, lascia il compito ad altri. La Chiesa è di Gesù, non è sua. Lui l’ha servita con tutte le sue forze. In questo modo Benedetto ha dimostrato di come vive il ministero petrino: non come un potere, ma come un servizio alla Chiesa; e quindi a questo servizio si rimette nel momento in cui si accorge di non riuscire più a svolgerlo come, secondo lui, dovrebbe. Ho saputo di una persona che è tornata a Dio dopo questo gesto del papa. Dio sa cosa fa, è sempre per il bene, è sempre Amore.

 

3. Se il Papa fa questo passo è perché ritiene che la Chiesa “sta bene”! Mai, infatti, avrebbe lasciato una barca che sta per affondare: non si chiama di cognome Schettino, ma Ratzinger! Per questo il gesto da lui compiuto è un gesto che indica che la barca della Chiesa è in salute: non sta assolutamente affondando, e tanti osservatori laicisti, che pretendono di saperne di più dello Spirito Santo e si sentono in dovere di insegnare al Padre eterno a fare il suo mestiere (!) è bene che si mettano l’animo in pace!

 

4. Con questo gesto ci aiuta a comprendere il vero mistero della Chiesa. Mi piacerebbe restassero nella mente e nel cuore di tutti queste sue ultime parole pronunciate il giorno dell’ultima udienza in piazza San Pietro:

 

“E’ Dio che guida e fa crescere la Chiesa, che semina la sua Parola e così alimenta la fede nel suo Popolo

La Chiesa non è mia, non è nostra, ma è sua. E il Signore non la lascia affondare; è Lui che la conduce, certamente anche attraverso gli uomini che ha scelto, perché così ha voluto. Questa è stata ed è una certezza, che nulla può offuscare. Ed è per questo che oggi il mio cuore è colmo di ringraziamento a Dio perché non ha fatto mai mancare a tutta la Chiesa e anche a me la sua consolazione, la sua luce, il suo amore.

Vorrei invitare tutti a rinnovare la ferma fiducia nel Signore, ad affidarci come bambini nelle braccia di Dio.

Vorrei che ognuno si sentisse amato da quel Dio che ha donato il suo Figlio per noi e che ci ha mostrato il suo amore senza confini.

Vorrei che ognuno sentisse la gioia di essere cristiano. Sì, siamo contenti per il dono della fede; è il bene più prezioso, che nessuno ci può togliere! Dio ci ama, ma attende che anche noi lo amiamo!

Qui si può toccare con mano che cosa sia Chiesa – non un’organizzazione, un’associazione per fini religiosi o umanitari, ma un corpo vivo, una comunione di fratelli e sorelle nel Corpo di Gesù Cristo, che ci unisce tutti. Sperimentare la Chiesa in questo modo e poter quasi toccare con le mani la forza della sua verità e del suo amore, è motivo di gioia, in un tempo in cui tanti parlano del suo declino. Ma vediamo come la Chiesa è viva oggi!

In questi ultimi mesi, ho sentito che le mie forze erano diminuite, e ho chiesto a Dio con insistenza, nella preghiera, di illuminarmi con la sua luce per farmi prendere la decisione più giusta non per il mio bene, ma per il bene della Chiesa. Ho fatto questo passo nella piena consapevolezza della sua gravità e anche novità, ma con una profonda serenità d’animo. Amare la Chiesa significa anche avere il coraggio di fare scelte difficili, sofferte, avendo sempre davanti il bene della Chiesa e non se stessi.

Cari amici! Dio guida la sua Chiesa, la sorregge sempre anche e soprattutto nei momenti difficili. Non perdiamo mai questa visione di fede, che è l’unica vera visione del cammino della Chiesa e del mondo. Nel nostro cuore, nel cuore di ciascuno di voi, ci sia sempre la gioiosa certezza che il Signore ci è accanto, non ci abbandona, ci è vicino e ci avvolge con il suo amore. Grazie!”

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