Docenti ed orario, qualche idea


René-Magritte-Il-Maestro-di-scuola-1955Riccardo Ghinelli, docente, membro dell’Associazione Giovanni XXIII e della Commissione Scuola del Forum delle Associazioni Familiari, ci propone alcune

Uno dei punti più discussi della legge di stabilità per il 2013 è stato quello che avrebbe voluto portare l’orario degli insegnanti della scuola secondaria da diciotto a ventiquattro ore. Il provvedimento è poi rientrato, non senza aver fatto il suo danno: per rispettare il principio dei “saldi invariati” sono stati tagliati altri fondi alle scuole. Sull’onda del fatto che questa cosa è servita a far parlare dell’orario dei docenti, vorremmo vedere, per sommi capi, come è articolato il lavoro di insegnante e fare qualche osservazione sulla possibilità di migliorarne la qualità, non tanto aumentarne la quantità, magari nell’ottica della “scuola del gratuito”.

A differenza dei contratti di altre categorie, solo una parte dei doveri è fissata da un orario. Per capirci potremmo dividere il lavoro dell’insegnate in tre zone: una chiara, una grigia e una oscura.

Quella chiara sono le diciotto ore degli insegnanti della secondaria e le ventiquattro della scuola primaria. Zona chiara, perché chiaramente delimitata da un orario. Zona grigia è invece quella delle attività connesse, elencate dal contrato di lavoro, ma definite solo con un limite massimo di ottanta ore annuali. Tipicamente sono le riunioni collegiali: consiglio d’Istituto, consigli di classe, scrutini. Questi ultimi sfuggono ad ogni limite: sono obbligatori, qualunque numero di ore sia stato raggiunto durante l’anno. Zona grigia, perché il loro monte ore può variare non solo da una scuola all’altra, ma anche da un insegnante all’altro, in dipendenza dal numero delle classi e delle scuole in cui insegna. Un’altra sfumatura di grigio, un po’ più scura (non preoccupatevi, non arriverò a cinquanta), è quella dei compiti scritti. Che devono essere almeno due per una valutazione congrua e quindi è bene svolgerne almeno tre. Anche qui il numero varia con le classi e possono essere più o meno complessi da preparare o correggere. Ci sono poi attività “incentivate” (dire retribuite sarebbe troppo) con il fondo di istituto: orientamento, coordinamento di progetti e altro a seconda delle decisioni delle scuole.

E si arriva alla zona oscura, quella in cui il contratto dice poco o niente, ma che sarebbe la più interessante da esplorare per parlare di qualità. Perché è l’area della preparazione delle lezioni, dell’aggiornamento professionale e delle attività non incentivate e di altre cose come le uscite didattiche, per le quali viene riconosciuto solo il rimborso del pasto, oppure l’impegno richiesto dall’inserimento in classe di un alunno dislessico. Le voci da conteggiare sarebbero tante non stupitevi se quando chiedete a un insegnante quante ore lavora alla settimana per prima cosa vi risponderà “non lo so”. In ogni caso i tentativi di indagine arrivano facilmente a quantificare un monte ore settimanale superiore alle trentasei ore di un dipendente statale.

Pensando all’ultima iniziativa del Governo viene in mente quella storiella dell’ubriaco di notte, che avendo perso le chiavi di casa in mezzo al parco le cercava sotto un lampione della strada “perché qui c’è luce”. Facile intervenire sulle “diciotto ore” o sugli obblighi collegiali. Ma dovrebbe essere chiaro che, oltre un certo limite, più si insiste su questo più si comprime la parte dove meglio si esprime la professionalità di un docente: preparazione e aggiornamento. Su questo potrebbe incidere il fatto di dare una valutazione e una carriera ai docenti: un maggiore impegno potrebbe essere compensato da prospettive di avanzamento. Ma se vogliamo parlare di scuola del gratuito si può fare anche di più. Si potrebbero dare motivazioni vere ai docenti, non solo legate allo stipendio, ma al senso profondo del lavoro educativo. E dare loro la sensazione che la preoccupazione dello Stato è quella di sostenerli, non di controllarli. Se pensate che non sia possibile, vi dico che è già accaduto: quando fu proposto il “Progetto giovani” per la prevenzione delle tossicodipendnze gli insegnanti che vi hanno aderito non ricevevano compensi, eppure il progetto andò avanti. Segno che le motivazioni, quelle vere, funzionano.

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