Vent’anni dopo l’introduzione del concetto di “cittadinanza dell’Unione Europea” da parte del trattato di Maastricht, sembra che il concetto di cittadinanza europea sia in qualche modo non ancora compreso appieno e davvero sentito. Per questo motivo, la Commissione Europea ha nominato il 2013 l’Anno Europeo dei Cittadini, dedicandolo al ruolo centrale svolto dai cittadini nel determinare il futuro dell’Europa e le sue prospettive.
Particolarmente in un periodo di sconvolgimenti economici e di instabilità su scala mondiale, l’Europa si trova ad affrontare sfide sempre più grandi. Da questo ne consegue una predisposizione delle persone a perdere la fiducia nutrita per l’organizzazione europea, come anche a diventare scettici nei confronti della possibilità di esercitare un potere di influenza reale nelle decisioni dell’UE. Ciò porta inevitabilmente ad una crescente apatia e un minore coinvolgimento ed attivismo nei processi decisionali. Tale tendenza risulta in modo inequivocabile altamente nociva per lo spirito dell’Unione, poiché ne danneggia in maniera significativa la qualità delle decisioni prese, lo sviluppo futuro, così come lo stesso concetto di democrazia quale principio fondamentale e criterio di appartenenza.
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