di don Mario Aversano per www.iltesoro.org
Bocca secca, occhi annebbiati, braccia e gambe “contuse” dal sonno. Ancora sul letto, letteralmente spiaggiato, con la sensazione di non avere una rotta davanti a sè per riprendere la navigazione in questo nuovo giorno (che poi di nuovo che cos’ha, essendo l’ennesima replica del telefilm che va in onda da troppe stagioni?).
“Una volta – si dice – pregavo. Aprivo gli occhi e pregavo. Era la preghiera che mi apriva gli occhi. Oggi ciò che vedo non mi piace…”
Come si fa a re-imparare a pregare? Come re-imparare a sentire? La preghiera non dipende dal sentimento, ma lo accende, lo ri-avvia.
Poi gli fiorisce sulle labbra una parola inattesa: “Padre… “.
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