Sono tre gli spazi simbolici presenti nella vita domestica della famiglia rilevati dal presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, card. Gianfranco Ravasi, nel corso della prima giornata del VII Incontro Mondiale delle Famiglie che si è recentemente svolto a Milano. Tre stanze che fanno parte del nostro tessuto sociale e attraverso le quali ci è possibile riflettere.
La prima localizzazione simbolica presentata da mons. Ravasi è la stanza del dolore, quella che in modo particolare oggi registra la decostruzione dell’intero edificio familiare in una sorta di terremoto. “La lista – sottolinea il Prelato – delle antiche lacerazioni dei divorzi, ribellioni, infedeltà, aborti e così via si allarga a nuovi fenomeni socio-culturali come l’individualismo, la privatizzazione, i sorprendenti e non di rado sconcertanti percorsi bioetici della fecondazione in vitro, dell’utero in affitto, della coppia omosessuale e delle relative adozioni, delle teorie sul «gender», della clonazione, della monogenitorialità, della pornografia e via dicendo. Una lista di realtà che scuote l’impianto tradizionale della famiglia e che rende la casa un qualcosa di «liquido», plasmabile in forme molli e mutevoli che impongono continue riflessioni di natura culturale, sociale ed etica”.
Vi è poi la stanza del lavoro, presente nel progetto iniziale di Dio quando chiama l’Uomo a custodire e a governare il creato. Dignità trasformata oggi in sofferenza a causa della disoccupazione e della precarietà che mette in ginocchio numerose famiglie.
“Non bisogna neppure dimenticare – chiarisce Ravasi – la degenerazione che il peccato introduce nella società, quando l’uomo si comporta da tiranno nei confronti della natura, devastandola, sfruttandola egoisticamente e brutalmente, secondo norme dispotiche, così da rendere il lavoro una cupa alienazione, segnata dal sudore personale, dalla desertificazione del suolo e dagli squilibri economico-sociali contro i quali si leverà forte e chiara la denuncia costante dei profeti, a cominciare da Elia e Amos per giungere fino allo stesso Gesù”.
La terza stanza è quella della festa e della gioia familiare, dotata di una porta che dovrebbe essere capace di aprirsi agevolmente all’esterno. Purtroppo, nel contesto attuale, comunicare con l’esterno può risultare difficile, “perché – ricorda Gianfranco Ravasi – si presentano fenomeni inediti come la globalizzazione, la civiltà digitale con la sua rete che avvolge il globo, il fermento della scienza che non teme di inoltrarsi lungo sentieri d’altura come nel caso delle neuroscienze e delle biotecnologie, l’incontro con volti diversi e il cosiddetto «meticciato» delle culture e via elencando. Questa molteplicità d’esperienze è, però, feconda e può arricchire la festa della famiglia, qualora essa sappia custodire nel dialogo la sua identità cristiana in forma non aggressiva e integralistica, ma sappia anche non stingersi e scolorirsi in un generico e vago sincretismo”.
L’ingresso in questa terza stanza solare può avvenire, talvolta, dopo una lunga attesa e un’intensa preparazione. Come affermava in modo suggestivo nel suo Diario – conclude Ravasi – lo scrittore francese Jules Renard: «Se si vuol costruire la casa della felicità, ci si deve ricordare che la stanza più grande dev’essere la sala d’attesa».
post originale qui le-tre-stanze-della-vita-domestica.html
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