Piangiamo gli uomini, non le pietre



La testimonianza di Paolo Seghedoni, presidente diocesano dell’Azione Cattolica di  Modena Nonantola 

Paura, angoscia. La nostra terra, tante volte benedetta e sempre amata, non smette di tremare. La Bassa modenese è prostrata dalle scosse, il sentimento che prevale è proprio la paura, una paura che non ti lascia mai e che ti fa pensare di essere sempre sotto tiro, in attesa di una nuova scossa che getti ancora più a terra palazzi e certezze.

La lunga fila di nomi dei paesi (San Felice, Finale Emilia, Mirandola, Cavezzo, Medolla, Concordia…) si allunga sempre di più, mentre la voglia di ripartire è fiaccata dalla seconda scossa lunga e di forte entità in appena nove giorni.

Lunedì, in visita a Finale e San Felice, la sensazione era proprio questa: voglia di ripartire e di tornare a un principio di ‘normalità’, negozi riaperti o in via di riapertura e artigiani che, arrangiandosi con capannoni di fortuna o spostando l’attività nei pressi di casa, stavano faticosamente tornando a lavorare. Questa nuova scossa, di entità e durata paragonabile a quella della notte di domenica 20 maggio, rappresenta davvero una mazzata, prima di tutto per i morti (“piangiamo le pietre e non i morti”, diceva alla veglia di Pentecoste il cappellano di Finale Emilia don Roberto, ora purtroppo piangiamo anche tante vite spezzate, soprattutto persone tornate al lavoro proprio tra lunedì e martedì), ma anche per la paura di non riuscire a ripartire, a rialzarsi.

“Siamo terremotati, atterrati, ora il rischio è di diventare disoccupati”, diceva proprio il sindaco di Finale qualche giorno fa, e questa di non riuscire a tornare alla normalità, a vivere nella propria casa e a fare un lavoro dignitoso, è una sensazione diffusa e palpabile. “Fate una catena di preghiera”, ci diceva poco fa dalla zona più colpita una signora: e proprio la preghiera a San Geminiano e agli altri nostri patroni, alla Madonna che è tanto pregata e amata anche nella nostra Bassa, al Signore perché questa prova possa passare, è la risposta che, insieme alla solidarietà, alla vicinanza concreta e all’assistenza, può farci tornare a camminare sicuri sulla nostra terra.

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