Papa Francesco: i migranti vanno accolti soltanto se si è capaci di accoglierli


berg56Durante il viaggio di ritorno dall’Irlanda, papa Francesco, rispondendo ad una domanda di una giornalista, è tornato sul tema dell’immigrazione con parole chiare e ferme, che forse proprio per questo non sono state riprese dalla macchina mediatica.

Ecco le parole del Santo Padre, parole che meritano di essere lette con attenzione:

Accogliere i migranti è una cosa antica come la Bibbia. Nel Deuteronomio, nei comandamenti Dio comanda questo: accogliere il migrante, “lo straniero”. E’ una cosa antica, che è nello spirito della rivelazione divina e anche nello spirito del cristianesimo. E’ un principio morale. Su questo ho parlato, e poi ho visto che dovevo esplicitare un po’ di più, perché non si tratta di accogliere “alla belle étoile”, no, ma un accogliere ragionevole. E questo vale in tutta l’Europa. Quando mi sono accorto di come dev’essere questo atteggiamento ragionevole? Quando c’è stato l’attentato a Zaventem [Belgio]: i ragazzi, i guerriglieri che hanno fatto l’attentato a Zaventem erano belgi, ma figli di immigrati non integrati, ghettizzati. Cioè, erano stati accolti dal Paese ma lasciati lì, e hanno fatto un ghetto: non sono stati integrati. Per questo ho sottolineato questo, è importante. Poi, ho ricordato, quando sono andato in Svezia – e Franca [Giansoldati] in un articolo ha fatto menzione di questo e di come io ho esplicitato questo pensiero –, quando sono andato in Svezia ho parlato dell’integrazione, e lo sapevo perché durante la dittatura, in Argentina, dal 1976 al 1983, tanti, tanti argentini e anche uruguayani sono fuggiti in Svezia. E lì, subito il governo li prendeva, faceva loro studiare la lingua e dava loro lavoro, li integrava. Al punto che – e questo è un aneddoto interessante – la Signora Ministro che è venuta a congedarmi all’aeroporto di Lund era figlia di una svedese e di un migrante africano; ma questo migrante africano si è integrato al punto che sua figlia è diventata Ministra nel Paese. La Svezia è stata un modello. Ma, in quel momento, la Svezia incominciava ad avere difficoltà: non perché non avesse buona volontà, ma perché non aveva le possibilità di integrazione. Questo è stato il motivo per cui la Svezia si è fermata un po’, ha fatto questo passo. Integrazione. E poi, ho parlato qui, in una conferenza stampa fra voi, della virtù della prudenza che è la virtù del governante, e ho parlato della prudenza dei popoli sul numero o sulle possibilità: un popolo che può accogliere ma non ha possibilità di integrare, meglio non accolga. Lì c’è il problema della prudenza. E credo che proprio questa sia la nota dolente del dialogo oggi nell’Unione Europea. Si deve continuare a parlare: le soluzioni si trovano…

Cosa è successo con la “Diciotti”? Io non ho messo lo zampino. Quello che ha fatto il lavoro con il Ministro dell’Interno è stato padre Aldo, il bravo padre Aldo, che è quello che segue l’Opera di Don Benzi, che gli italiani conoscono bene, che lavorano per la liberazione delle prostitute, quelle che sono sfruttate e tante cose… Ed è entrata anche la Conferenza Episcopale Italiana, il Cardinale Bassetti, che era qui, ma al telefono seguiva tutta la mediazione, e uno dei due sottosegretari, Mons. Maffeis, negoziava con il Ministro. E credo che sia entrata l’Albania… Hanno preso un certo numero di migranti l’Albania, l’Irlanda e il Montenegro, credo, non sono sicuro. Gli altri li ha presi in carico la Conferenza Episcopale, non so se sotto “l’ombrello” del Vaticano o no… non so come sia stata negoziata la cosa; ma vanno al Centro “Mondo migliore”, a Rocca di Papa, saranno accolti lì. Il numero credo che sia più di cento. E lì incominceranno a imparare la lingua e a fare quel lavoro che si è fatto con i migranti integrati. Io ho avuto un’esperienza molto gratificante. Quando sono andato all’Università Roma III c’erano gli studenti che volevano farmi domande e ho visto una studentessa… “Io questa faccia la conosco”: era una che era venuta con me fra i tredici che avevo portato da Lesbo. Quella ragazza era all’università! Perché? Perché la Comunità di Sant’Egidio, dal giorno dopo il suo arrivo, l’ha portata a scuola, a studiare: vai, vai… E l’ha integrata a livello universitario. Questo è il lavoro con i migranti. C’è l’apertura del cuore per tutti, soffrire; poi, l’integrazione come condizione per accogliere; e poi la prudenza dei governanti per fare questo. Io ho visto, ne ho un filmato clandestino, cosa succede a coloro che sono mandati indietro e sono ripresi dai trafficanti: è orribile, le cose che fanno agli uomini, alle donne e ai bambini…, li vendono, ma agli uomini fanno le torture più sofisticate. C’era uno lì che è stato capace, una spia, di fare quel filmato, che ho inviato ai miei due sottosegretari delle migrazioni. Per questo, a mandarli indietro ci si deve pensare bene, bene, bene…

E poi, un’ultima cosa. Ci sono questi migranti che vengono; ma ci sono altri che vengono ingannati, a Fiumicino, vengono ingannati: “No, ti diamo il lavoro…”. Fanno avere loro le carte, a tutti, e finiscono sul marciapiede schiavizzati, sotto minaccia dei trafficanti di donne… Questo è.

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