“La pazienza è la più eroica delle virtù, giusto perché non ha nessuna apparenza d’eroico”. Così Giacomo Leopardi, il più controverso dei poeti che si studiano a scuola, amato e odiato in egual misura da generazioni e generazioni di studenti. E la pazienza è la virtù forse più scolastica, cioè quella più necessaria tra i banchi perché la scuola è un’impresa da eroi. Eroi gli studenti, eroi i professori, eroi tutti i personaggi che si aggirano sulla scena di quel dramma quotidiano (a volte tragicomico) che chiamiamo “scuola”. Agli studenti sfugge il significato antico di tutte queste parole perdute: pazienza, dramma e anche della stessa parola scuola, e si meravigliano e sorridono amaramente quando scoprono che skholé in greco equivale all’ozio, all’occupare piacevolmente il tempo libero, non ci possono credere. Gioco allora un’altra parola perduta: diletto, da cui predilezione e dilettante, parola ambigua: per i miei studenti equivale a dire “approssimativo”, alcuni conoscono l’espressione “dilettanti allo sbaraglio”, ed io invece cerco di spiegarne il significato e alla fine finisce che auguro a tutti loro di diventare tanti magnifici dilettanti. Perché diletto viene da dilectio, cioè “amore”, la passione con cui una persona sceglie e si dedica a qualcosa o a qualcuno.
Senza essere banali si può tranquillamente affermare che i liceali di oggi, anche quelli del classico, non sono come quelli di un volta, che studiavano e basta. Anch’io ho fatto il classico, e “ai
miei tempi” (espressione che cerco di non dire quasi mai in classe) c’era la televisione, ma un solo canale, in bianco e nero e i programmi erano solo per alcune ore al giorno. Io studiavo oppure studiavo. Questi ragazzi sono eroicamente sottoposti a uno stress molto più grande: televisione, social network, impegni sportivi (i più variegati), impegni musicali (quelli imposti dalle famiglie e quelli che si creano spontaneamente)… eppure resistono e vanno avanti. Per questo parlo di “dilettantismo” e li provoco: provate a mettere nello studio la passione, la precisione e la dedizione che mettete nel vostro hobby (musicale o sportivo) e vedrete come i vostri voti saranno altissimi! Il dilettante ama quello che fa, con libertà, quella è la sua vera skholè, peccato che spesso non coincida con la scuola.
Ma di tutte queste parole quella che mi sta più a cuore resta la pazienza. La più spirituale, proprio perché molto “fisica”, delle virtù, la più biblica e più vicina alla vita degli studenti: già i greci avevano precisato che è “pathèin mathèin”, soffrire è apprendere. I ragazzi mi ascoltano trepidanti, l’argomento li riguarda da vicino. Ma arriva la campanella, dobbiamo rinviare alla prossima settimana, esercitando ancora una volta questa eroica virtù.
post originale qui http://buff.ly/1tNo4Hs
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