Ceccano, il disastro del palazzetto come occasione propizia


L'interno del palazzetto crollato: questo ha perso Ceccano
L’interno del palazzetto crollato: questo ha perso Ceccano

di Anita Mancini

A proposito del palazzetto..
Trasformare un evento disastroso come il crollo del Palazzetto dello Sport in una occasione per migliorare l’immagine della nostra città è possibile attraverso un vero concorso d’architettura. Il bando dovrà riguardare non solo l’edificio crollato ma l’intera area “sportivo-ricreativa” di Passo del Cardinale”: con questi concorsi, in tutto il mondo, le città riescono a rinnovarsi esprimendo architetture nuove, e spazi originali per la città, coinvolgendo nei team di progettazione progettisti d’esperienza e giovani creativi, e soprattutto credendo ad una concezione nuova dell’opera pubblica, con tanto di mancinicertificazione energetico ambientale. Non il vituperato “certificato energetico”, ma una seria “analisi di tutto il ciclo di vita dell’edificio” (si chiama Life Cycle Analysis, nel protocollo di certificazione internazionale LEED del Green Building Council, l’organizzazione no profit internazionale che stabilisce i criteri perché un edificio, una piazza, un quartiere siano certificabili come sostenibili dal punto di vista ambientale ed energetico). Questo significa orientarsi secondo due direzioni. La prima: i materiali e le tecnologie usate per il “rinnovato palazzetto dello sport” saranno sostenibili, dal momento in cui verranno estratti o prodotti per entrare nel ciclo produttivo al momento in cui dovranno essere dismessi (cioè riciclati e destinati ad un nuovo uso, già previsto dal progetto). Quando si parla di sostenibilità si intende Eco-Sostenibile (cioè non lesivo in alcun modo dell’ambiente) e Bio-Compatibile, (dal greco βιοσ, “vita, essere vivente”) cioè privo di effetti dannosi sull’organismo. Per il trattamento del legno, ad esempio, si possono usare cere d’api ed oli naturali, come quelle che si utilizzano per i giochi degli asili nido, che possono anche essere “mordicchiati” dai bambini perché privi di effetti nocivi. Si ipotizzerà che alcuni componenti degli impianti o degli arredi, ad esempio, avranno una durata di n anni ed il progetto dovrà prevedere come riciclare i singoli componenti, evitando sostanze che per loro natura devono essere conferite in discariche specializzate. La seconda (e più innovativa, rivoluzionaria per le nostre opere pubbliche!): il progetto dovrà dire esattezza quali siano i costi di gestione dell’opera. Abbiamo bisogno di architettura che siano sostenibili dal punto di vista economico: nel bando di concorso l’amministrazione comunale dovrà specificare qual è la spesa annuale che intende affrontare per l’illuminazione del palazzetto, per il riscaldamento, per il raffrescamento ecc.. Questo significa definire alcuni “must”: prerogative irrinunciabili per l’amministrazione che il bando di concorso deve contenere. L’autosufficienza dal punto di vista energetico è fondamentale per ogni amministrazione perché è doveroso non sprecare i soldi dei cittadini, né vessarli con ulteriori balzelli per coprire le spese per la gestione di un eco-mostro energivoro di cui nessuno ha bisogno. Una progettazione così complessa, è possibile solo con uno staff di progettazione il cui know how non si esaurisce nella semplice architettura o ingegneria civile ma abbracci tematiche come la climatizzazione naturale e passiva, l’interazione con il sito, l’esposizione, i materiali e lo sviluppo di un involucro ad altissima efficienza, l’iter delle certificazioni energetico ambientali. Per questo i nuovi bandi dei concorsi di architettura specificano opportunamente le professionalità ed i curricula che dovranno essere presenti nel team di progetto. E se il Comune non dispone della cifra necessaria per la realizzazione dell’opera? L’amministrazione può scegliere che a realizzarla sarà una soggetto terzo, cui potrà essere affidata ad esempio la gestione della struttura per un determinato numero di anni, salvo poi tornare eventualmente ad una gestione diretta. Una procedura, insomma che consente la realizzazione dell’opera senza rinunciare al controllo della progettazione e della gestione dell’immobile (manutenzione compresa durante gli anni in cui la gestione sarà esterna!) ma soprattutto garantisce la qualità dell’opera e l’immagine che avrà per la città. Chi sceglierà il progetto vincitore? I cittadini di Ceccano, naturalmente: di tutte le età. Gli “stakeholder”, i “portatori di interesse” sono loro. Nel palazzetto hanno giocato, vissuto momenti importanti con i propri bambini che facevano sport, recitavano e danzavano: un vissuto che non possono e non vogliono perdere. E’ giusto che siano loro a scegliere quale sarà il futuro del palazzetto dello sport di Ceccano.

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