di Giancarlo Olcuire
Un’amica mi ha segnalato i due video della scorsa GMG di Rio, che contengono un flashmob (letteralmente folla lampo), cioè una convocazione rapida di molte persone in un luogo, per qualcosa da fare insieme (per lo più una danza). Il flashmob è dunque un evento improvvisato, preparato in un attimo, che richiede solo voglia di mettersi in gioco e un minimo di agilità.
Ecco dove trovarli: prova del flashmob per Papa Francesco la sera della veglia; realizzazione del flashmob la mattina prima della Messa.
La cosa più bella da vedere sono i vescovi che giocano, ricordando d’essere un corpo. Non restano distanti, ingessati, ieratici come Cardinali di Manzù, paludati in paramenti che al massimo facevano intravedere una mano. E stanno allo scherzo, scanzonati, con la leggerezza delle Lezioni americane di Italo Calvino: non quella della piuma in balia del vento ma la scioltezza dell’atleta. Mostrando, tra l’altro, d’aver fatto proprio l’invito – rivolto da Papa Francesco ai giovani – a non balconear, cioè a non “stare sul balcone a guardare la vita scorrere”, a non assistere senza partecipare, a buttarsi nella mischia. Non ha paura, il Vescovo di Roma, di una perdita di portamento. Nel fare cose umane – come andare in metropolitana, raccogliere uno zucchetto, pagare il conto, portare una borsa – e nel riconoscersi peccatore.
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