Domani, sarò qui!


o sapientia

“O Sapienza…”
“O Adonai…”
“O Radice di Iesse…”
“O Chiave di David…”
“O Oriente…”
“O Re delle genti…”
“O Emmanuele…”

Giorno per giorno, nell’ultima settimana che precede il Natale, le antifone del Magnificat ed i versetti dell’Alleluia si ammantano di un sapore di poesia antica, arcaica, misteriosa e densa di simboli. Tutte sono deivino nuovo vocativi, iniziando con la “O…” che serve a chiamare o richiamare. Eppure, se in alcuni casi l’invocazione è chiara (“O Sapienza”, “O Re delle genti”, “O Emmanuele”), in altre i riferimenti sembrano un po’ criptici: la radice di Iesse, la chiave di David, o il nome ebraico di Dio, “Adonai”. La scelta non è casuale, né è casuale l’ordine in cui le invocazioni sono poste.

Leggendo infatti le iniziali dei vocativi dal basso verso l’alto (cioè dall’ultimo giorno prima di Natale, il 24, retrocedendo fino ad una settimana prima), si legge una piccola frase latina: “ERO CRAS”, che si può tradurre (con la tipica perdita di sintesi e di efficacia che si ha passando dal latino all’italiano) con “Domani sarò qui“. Gli appellativi del Messia, quelli con cui noi lo in-vochiamo (e le “O…” iniziali, come un levare musicale, creano una sospensione del tempo, che “deve” ricadere sul tempo forte ma per un istante rimane incantato) vengono a formare la Sua stessa promessa: “domani sarò qui”. Il modo in cui noi lo chiamiamo è il modo in cui Egli si rivela.

E queste bellissime antifone, che il compositore contemporaneo Arvo Pärt ha rivestito di musica, sono il substrato liturgico della tradizione della novena di Natale, tempo che amo da quando ero piccolissima. L’arrivo della Novena (pur con la diversa percezione del tempo che i bambini hanno rispetto agli adulti) voleva dire che il Natale stava davvero per giungere. La mamma mi portava in chiesa tutti i giorni, a cantare le profezie (mi aveva addirittura insegnato il ritornello in latino…: “Regem venturum Dominum / venite adoremus“), e poi a casa spesso ricantavamo insieme quelle melodie gioiose e ricche di mistero.

“ERO CRAS”: e allora vieni, Signore, vieni nel nostro oggi.

Chiara Bertoglio

post originale qui  http://www.vinonuovo.it/index.php?l=it&art=1532

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