Gmg, un primo resoconto


berg22E’ ancora viva in tutti l’emozione per la settimana che il Papa Francesco ha trascorso a Rio insieme ai giovani di tutto il mondo. Augusto Cinelli ce ne offre un primo resoconto complessivo.

«Le Giornate Mondiali della Gioventù non sono “fuochi d’artificio”, momenti di entusiasmo fini a se stessi, ma “tappe di un lungo cammino”, iniziato nel 1985, per iniziativa del Papa Giovanni Paolo II e continuate con Benedetto XVI. Nelle GMG “i giovani non seguono il Papa, seguono Gesù Cristo, portando la sua Croce” e il Papa “li guida e li accompagna in questo cammino di fede e di speranza” ». Queste parole, pronunciate da Papa Francesco in occasione della preghiera dell’Angelus in Piazza San Pietro domenica 4 agosto, ben riassumono il senso e lo spirito della straordinaria esperienza vissuta da milioni di giovani insieme al successore di Pietro dal 23 al 28 luglio a Rio de Janeiro, in Brasile, per la XXVIII Giornata Mondiale berg22della Gioventù sul tema “Andate e fate discepoli tutti i popoli (Mt 29,18)”. Un avvenimento che, ha aggiunto quel giorno il Papa, «porterà molti benefici per il Brasile, per l’America Latina e per il mondo intero».

Difficile davvero riassumere in poche battute un evento dispiegatosi in un’intera settimana che, oltre ad essere vissuto da vicino dalla folla di giovani che ha invaso la capitale carioca, ha visto la partecipazione di altri milioni di giovani rimasti a casa e che, da ogni parte del mondo, spesso riuniti in incontri e veglie organizzate da diocesi, parrocchie e movimenti, attraverso i vecchi e nuovi mezzi di comunicazione, hanno partecipato alla gioia dei loro coetanei presenti in Brasile. Di sicuro la GMG di Rio verrà ricordata per quello che un po’ tutti hanno definito “il ciclone Francesco”, per intendere l’incredibile entusiasmo che ha suscitato la presenza del Papa, al suo primo viaggio apostolico internazionale dalla sua elezione a vescovo di Roma. Gli insegnamenti, le visite fuori dell’ordinario e, soprattutto, i gesti e il coinvolgimento quasi “fisico” di Bergoglio con le migliaia di persone incontrate sono state certamente la forza inedita di questa 28esima edizione della GMG. Sintetizzare il  magistero del Papa nelle giornate brasiliane è pertanto il modo migliore per comprendere il lascito dell’avvenimento.

 

Partenza nel nome di Maria

La GMG di Francesco è partita di fatto mercoledì 24 luglio dal santuario di Aparecida, quella “casa di Maria” che è uno dei fondamentali polmoni spirituali dell’America. Alla Madre di Dio il Papa ha affidato i giovani che si sono dati appuntamento a Rio («Avete mai visto una Madre che abbandona i figli?») ed ha chiesto di «aiutare tutti noi, i pastori, del popolo di Dio, i genitori e gli educatori di trasmettere ai nostri giovani i valori che li rendano artefici di una Nazione e di un mondo più giusti, più solidali e fraterni, così che essi non siano ingannati dal fascino di tanti idoli che si mettono al posto di Dio: il denaro, il successo, il potere, il piacere». Per compiere questa missione, ai pastori, ai genitori e agli educatori il Pontefice ha indicato tre atteggiamenti: «mantenere la speranza, lasciarsi sorprendere da Dio e vivere nella gioia».

Francesco, visibilmente commosso mentre venerava la piccola statua della Madonna Negra tanto cara ai brasiliani, davanti alla folla assiepata nel piazzale del santuario sotto una pioggia battente, ha ricordato nell’omelia della Messa come ad Aparecida, nel 2007, con la V Conferenza dell’episcopato latino-americano e caraibico, della quale egli stesso guidò la redazione del documento finale, «è avvenuto un fatto bellissimo»: come nel loro lavoro sul tema dell’incontro con Cristo, il discepolato e la missione, quei vescovi si sentirono ispirati dalle migliaia di pellegrini che venivano ogni giorno ad affidare la loro vita alla Madonna.

Nel tardo pomeriggio del 24 luglio, il Papa ha compiuto uno dei primi gesti sorprendenti del suo viaggio in Brasile: la visita all’ospedale “San Francesco di Assisi”, struttura in cui sono accolti giovani che escono dal baratro della tossicodipendenza. Accolto con l’abbraccio di un affetto sconfinato, Francesco ha invitato a ricevere “la mano tesa di chi li vuole aiutare” e ad “avere il coraggio di intraprendere la salita”, ammonendo anche le autorità che non è attraverso la liberalizzazione degli stupefacenti che se ne ridurrà la diffusione. Per tutti il Papa ha avuto un sorriso, una parola e una carezza (“Siete la carne di Cristo”, ha detto agli ex tossicomani) rimarcando che “abbiamo tutti bisogno di imparare ad accarezzare chi è nel bisogno, come san Francesco”.

 

«Mettete Cristo nella vostra vita»

Simile nel significato alla visita all’ospedale “San Francesco”, ma si può dire ancora più toccante e indimenticabile, è stata la visita che il Papa ha compiuto giovedì 25 luglio nella favela di Varginha, dove si tocca con mano la condizione di povertà ed emarginazione in cui vivono tanti brasiliani, tra cui molti bambini, donne e anziani. Qui Francesco ha lasciato il segno innanzitutto con i suoi gesti di affetto, la sua capacità di condivisione nei confronti di chi vive di poco, portando la presenza della Chiesa nella dura quotidianità di uomini e donne che ogni giorno lottano contro mille difficoltà. Oltre a tessere l’elogio della bellezza dell’accoglienza, il Papa ha fatto appello «a chi possiede più risorse, alle autorità pubbliche e a tutti gli uomini di buona volontà, affinché non si stanchino di lavorare per un mondo più giusto». E, dopo aver ammonito che «la misura della grandezza di una società è data dal modo con cui essa tratta chi è più bisognoso», il Pontefice ha rimarcato che «c’è anche una fame più profonda, la fame di una felicità che solo Dio può saziare. Non c’è vera promozione del bene comune, né vero sviluppo dell’uomo, quando si ignorano i pilastri fondamentali che reggono una Nazione, i suoi beni immateriali: la vita, che è dono di Dio, da tutelare e promuovere sempre; la famiglia, fondamento della convivenza e rimedio contro lo sfaldamento sociale; l’educazione integrale, che non si riduce ad una semplice trasmissione di informazioni …; la salute, che deve cercare il benessere integrale della persona, anche della dimensione spirituale…; la sicurezza, nella convinzione che la violenza può essere vinta solo a partire dal cambiamento del cuore umano».

Nello stesso giorno del 25 luglio, in serata, il primo appuntamento del Papa con i ragazzi della Gmg per la festa dell’accoglienza sulla lunga spiaggia di Rio de Janeiro. «Metti Cristo nella tua vita», raccomanda al mare di giovani che si estende per chilometri sull’arenile della metropoli. «Metti Cristo nella tua vita e troverai un amico di cui fidarti sempre; “metti Cristo” e vedrai crescere le ali della speranza per percorrere con gioia la via del futuro; “metti Cristo” e la tua vita sarà piena del Suo amore». Accanto al pressante invito, Francesco ha parlato dell’esigenza della sequela di Gesù, che «ci chiede ancora oggi: “Vuoi essere mio discepolo? Vuoi essere testimone del mio Vangelo? ».

 

Nella Croce il coraggio dell’Amore

Venerdì 26 luglio, nel giorno dedicato alla festa dei santi Anna e Gioacchino, nonni di Gesù, Bergoglio ha voluto ricordare proprio l’insostituibile ruolo dei nonni, sia alla recita della preghiera dell’Angelus dal palazzo arcivescovile di St. Joaquin sia, ancor prima, nella Messa celebrata in privato nella residenza di Sumarè. Soprattutto il Papa ha parlato del valore immenso della relazione tra le generazioni, introducendo per la prima volta questo tema al centro di una Gmg, invitando a riflettere su quanto i nonni siano importanti «nella vita della famiglia per comunicare quel patrimonio di umanità e di fede che è essenziale per ogni società!». Questo dialogo tra le generazioni, ha sottolineato il Papa, «è un tesoro da conservare e alimentare!».

In un momento più familiare e più nascosto alle folle, quello stesso giorno, il Papa ha condiviso il pranzo con un gruppo di giovani che rappresentava quelli di tutto il pianeta. Conversando con loro durante il pasto, Francesco ha chiesto loro di andare incontro ai propri coetanei per portare loro il Vangelo, testimoniando i valori fondamentali della vita, perché «questo è ciò che vuole la Chiesa da voi».

Sempre il 26 luglio Bergoglio ha compiuto altri due gesti di notevole portata, anche questi meno appariscenti forse, ma non meno importanti degli incontri con la folla oceanica. Al parco di Quinta da Boa Vista, che ospitava la Fiera vocazionale della Gmg, ha personalmente confessato cinque giovani pellegrini, ribadendo poi a tutti la necessità di lasciare entrare nella propria vita la misericordia di Dio. Nel palazzo del’arcivescovado di Rio ha inoltre incontrato otto giovani detenuti, incoraggiandoli ad uscire dall’abisso della violenza e testimoniando la premura della Chiesa nei confronti di chi ha sbagliato e spesso viene marchiato a vita dalla società.

Un milione di giovani, forse più, ha quindi accolto il Papa in serata di nuovo sulla spiaggia di Copacabana per la Via Crucis. «Solo in Cristo morto e risorto troviamo salvezza e redenzione», ha ricordato il Papa. «Cristo ha trasformato la Croce da strumento di odio, di sconfitta, di morte, in segno di amore, di vittoria e di vita». In una Copacabana divenuta una sorta di Golgota a cielo aperto, Francesco ha commentato ancora: «Ecco, Gesù con la sua Croce percorre le nostre strade per prendere su di sé le nostre paure, i nostri problemi, le nostre sofferenze, anche le più profonde». Nella Croce di Cristo però non c’è disperazione: «Lui accoglie tutto con le braccia aperte, carica sulle sue spalle le nostre croci e ci dice: Coraggio! Non sei solo a portarle! Io le porto con te e io ho vinto la morte e sono venuto a darti speranza, a darti vita!». Piuttosto, ha aggiunto, sta a noi scegliere se fare come Ponzio Pilato, che se ne lavò le mani, o come il Cireneo, Maria e le donne che in diverso modo aiutarono Gesù. «E tu, come sei?», è l’impegnativa domanda che il Papa rivolge ad ognuno. Ricordando poi che la Croce «ci insegna a guardare sempre a chi soffre, ad uscire da noi stessi per andargli incontro e tendergli la mano».

 

Ogni battezzato è in quanto tale un missionario

Sabato 27 luglio, penultimo giorno dell’evento di Rio, Papa Francesco ha tenuto un importante discorso ai vescovi brasiliani, in cui ha delineato gli obiettivi e l’orizzonte nei quali i cristiani sono chiamati alla testimonianza. Ai presuli Bergoglio ha parlato del «mistero della tenerezza di Dio, che irrompe sempre nelle vite degli uomini entrando dalla parte del cuore». Allo stesso modo, ha rimarcato il Pontefice, oggi come sempre, serve «una Chiesa che fa spazio al mistero di Dio», in modo che esso stesso possa «incantare la gente, attirarla». La missione della Chiesa, dunque, trova la sua unica sorgente in questa dinamica d’attrazione divina, nello «stupore dell’incontro» col mistero. Pertanto il riaffidarsi con fiducia al mistero della grazia –ha sottolineato Francesco in un passaggio chiave del suo discorso – può liberare i vescovi, gli operatori pastorali e tutti i battezzati dalla paura e dallo scoraggiamento paralizzanti davanti alla deforestazione della memoria cristiana che si registra anche nel fondo delle metropoli latinoamericane. Davanti allo senario del tempo presente, segnato dall’abbandono della Chiesa da parte persone, Bergoglio ha indicato l’orizzonte di una Chiesa «che non abbia paura di uscire nella notte», «che sappia intercettare la strada», senza imporre tappe forzate sulla via della salvezza, ma accettando di accordare il proprio passo con le possibilità della gente, con i loro ritmi di cammino, così da «aprire un varco nel disincanto che c’è nei cuori».

Sulla stessa lunghezza d’onda, il Papa si è rivolto all’ampia rappresentanza di cardinali, vescovi, sacerdoti, religiosi e seminaristi riuniti nella modernissima Cattedrale di Rio de Janeiro. Declinando il tema missionario di questa Giornata mondiale della gioventù, Francesco ha detto: «Non possiamo restare chiusi nella parrocchia, nelle nostre comunità, quando tante persone sono in attesa del Vangelo! Non è semplicemente aprire la porta per accogliere, ma è uscire dalla porta per cercare e incontrare! Con coraggio pensiamo alla pastorale partendo dalla periferia, partendo da coloro che sono più lontani, da coloro che di solito non frequentano la parrocchia». Puntualizzando come sul tema della missione si creino spesso degli equivoci, Francesco ha rimarcato: «Aiutiamo i giovani a rendersi conto che essere discepoli missionari è una conseguenza dell’essere battezzati, è parte essenziale dell’essere cristiani e che il primo luogo in cui evangelizzare è la propria casa, l’ambiente di studio o di lavoro, la famiglia e gli amici». A tal fine il Papa ha invitato coloro che sono chiamati a guidare le persone nell’incontro con il Signore «a non risparmiare le nostre forze nella formazione dei giovani», chiarendo però che «non è la creatività pastorale, non sono gli incontri o le pianificazioni che assicurano i frutti, ma l’essere fedeli a Gesù».

 

«Siate terreno buono e atleti di Cristo»

Nella stessa giornata, Bergoglio parla davanti a oltre duemila intellettuali e artisti, imprenditori e politici brasiliani, riuniti nel Teatro municipale di Rio de Janeiro. Ai leader della nazione il Pontefice indica nella «responsabilità sociale» la strada per costruire un futuro più giusto; richiama all’impegno di formare nuove generazioni capaci di essere «ferme sui valori» e propone una visione umanista dell’economia e una politica che realizzi «sempre più la partecipazione pubblica della gente». Inoltre Francesco non tralascia di esortare alla convergenza della «dimensione religiosa con i diversi aspetti della cultura umana», perché «il cristianesimo rivitalizza sempre il pensiero e la vita».

La sera del 27 luglio l’edizione numero 28 della Gmg ha toccato il suo apice con la grande Veglia di Copacabana, nella quale un fiume di mille colori, bandiere e fazzoletti ha illuminato la notte di Rio. Il Papa ha dialogato con i giovani, prima di unirsi a loro nella celebrazione della Liturgia della Parola, la processione con il Santissimo Sacramento e l’adorazione eucaristica. Prendendo spunto dall’imprevisto del maltempo dei giorni precedenti che ha obbligato a spostare la Veglia (come pure la Messa del giorno dopo) dal Campus Fidei di Guatariba, ridotto ad una palude fangosa, ai marciapiedi e alla spiaggia di Copacabana, il Papa si è chiesto: «Ma non sarà che il Signore vuole dire che il vero e proprio spazio di fede, il vero campus fidei, non è un luogo geografico ma siamo noi? ». Ed ha aggiunto: «Sì, ognuno di noi, ognuno di voi. Ed essere discepoli missionari significa saper riconoscere che siamo il campo della fede di Dio!». Ma ancora una volta il Papa non ha fatto mancare la verifica su stessi: «Quale terreno di semina vogliamo essere? Quanto siamo pronti ad “allenarci” per affrontare senza paura tutte le situazioni della vita essendo sempre testimoni della fede? Che pietre siamo disposti ad essere di questa Chiesa?». Richiamando quindi il servizio reso alla Chiesa con generosità da quel Francesco di Assisi del quale ha scelto di portare il nome da Pontefice, il Papa ha detto ai giovani:  «Sono certo che voi volete essere terreno buono, cristiani non part-time, non “inamidati”, di facciata, ma autentici. Sono certo che non volete vivere nell’illusione di una libertà che si lascia trascinare dalle mode e dalle convenienze del momento. So che voi puntate in alto, a scelte definitive che diano senso pieno alla vita. Gesù è in grado di offrirvi questo».

 

«Andate, senza paura, per servire»

Tre milioni di giovani, domenica 28 luglio, si stringono a Copacabana attorno al Papa per la Messa finale della Gmg 2013, per quello che da più osservatori è stato definito “il più grande evento che Rio de Janeiro abbia mai visto”. «Andate senza paura per servire. Il Vangelo è per tutti»: questo il mandato missionario conferito dal Pontefice ai giovani cattolici del mondo. Con lo sguardo rivolto al dopo-Gmg e al futuro della Chiesa, Francesco afferma: «Portare il Vangelo è portare la forza di Dio per sradicare e demolire il male e la violenza; per distruggere e abbattere le barriere dell’egoismo, dell’intolleranza e dell’odio, per edificare un mondo nuovo. Gesù Cristo conta su di voi, la Chiesa conta su di voi, il Papa conta su di voi». E all’Angelus ribadisce: «Vale la pena di essere generosi con Cristo. Andate con coraggio, perché ogni uomo e donna possa incontrare il Signore». E al termine del rito dell’invio missionario di cinque giovani, a simboleggiare i cinque continenti, il Papa ha annunciato che la prossima Gmg del 2016 si terrà a Cracovia, scatenando un tripudio di bandiere polacche.

Prima di lasciare il Brasile, nel pomeriggio di domenica 28 luglio il Pontefice ha tenuto  gli due significativi incontri. Nel primo, con i vescovi responsabili del Consiglio episcopale latinoamericano (Celam), il Papa ha ribadito la sua visione di Chiesa, affermando che il cambiamento delle strutture «non è frutto di uno studio sull’organizzazione dell’impianto funzionale ecclesiastico, bensì è conseguenza della dinamica della missione». Da qui la messa in guardia da alcune “tentazioni” che possono minare la missionarietà della Chiesa: «l’ideologizzazione del messaggio evangelico», «il funzionalismo» e «il clericalismo» («La Chiesa è istituzione, ma quando si erige in “centro” si funzionalizza e un poco alla volta si trasforma in una Organizzazione non governativa. Smette di essere Sposa per finire con l’essere Amministratrice; da Serva si trasforma in “Controllore” »).

Nel secondo incontro, prima di imbarcarsi sul volo di ritorno, Bergoglio ha ringraziato le migliaia di volontari che, da tutto il Brasile e non solo, si sono spesi per la positiva realizzazione della Gmg. Il Pontefice ha voluto offrire loro quasi un programma di vita invitandoli ad essere sempre «generosi con Dio e con gli altri perché grande è la ricchezza di vita che così si riceve!». Dio, infatti, ha sottolineato Francesco, «chiama a scelte definitive e ha un progetto su ciascuno: scoprirlo, rispondere alla propria vocazione è camminare verso la realizzazione felice di se stessi. Dio ci chiama tutti alla SANTITA’, a vivere la nostra vita, ma ha una strada per ognuno». Qui il Papa ha menzionato la chiamata che alcuni ricevono a santificarsi costituendo una famiglia mediante il sacramento del matrimonio. Una scelta, questa, considerata «fuori moda» dall’odierna «cultura del provvisorio». «Io, invece – ha affermato il Papa- vi chiedo di essere rivoluzionari, di andare controcorrente, di ribellarvi a questa cultura del provvisorio che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità,crede che voi non siate capaci di amare veramente. Io ho fiducia in voi giovani e prego per voi». Perché oggi, ha aggiunto Bergoglio, è necessario avere il «coraggio di essere felici». Parlando anche della chiamata al sacerdozio e alla vita religiosa il Papa ha esortato i giovani: «Chiedete anche voi al Signore: che cosa vuoi che io faccia, che strada devo seguire?».

Le intense giornate di Rio sono state contrassegnate, tra l’altro, dal trittico di catechesi che hanno impegnato anche 15 vescovi italiani con gli oltre 8mila giovani giunti dalle nostre diocesi e con alcune associazioni e movimenti ecclesiali, mentre altri 300 cardinali e vescovi da tutto il mondo hanno svolto le loro riflessioni per decine di migliaia di giovani in varie lingue. Le tre sessioni di catechesi sono state dedicate ai temi: “Sete di speranza, sete di Dio”, “Essere discepoli di Cristo”, “Essere missionari: Andate!”.

Decine le veglie e gli incontri con i giovani tenutisi in Italia e in altri Paesi in contemporanea con gli eventi e le celebrazioni di Rio. Davvero la missione … comincia ora!

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