di Alessandro D’Avenia
Per raccontare un anno di scuola voglio salvare una piccola storia. La storia di Elisabetta e del suo nuovo professore di italiano.
L’anno scorso mi aveva scritto lamentandosi del fatto che aveva un’insegnante di lettere che si limitava a voler sentire ripetere dagli alunni quello che diceva in classe senza troppo interesse:
“Le poche cose che so di Ariosto le ho imparate in 15 minuti di ricreazione da un prof di lettere che mi regala volentieri piccole porzioni di sapere da cogliere al volo, un po’ come le ore di supplenza che fortunatamente fa spesso e in cui – non s’è mai visto – tiene lezione di letteratura italiana per la metà classe che ne sente la mancanza e glielo chiede esplicitamente! Innumerevoli ore di supplenza per sostituire gente che passa più tempo a casa che dietro quella cattedra. Io non so che darei per avere la possibilità di fare uno dei lavori più belli e suggestivi del mondo. E vedere che la buttino così mi fa male… Mi fa male perché fuori ci saranno più o meno giovani aspiranti insegnanti validissimi e appassionati e motivati e disoccupati. Mi fa male perché ho scelto una scuola per materie che non mi fanno fare. Io ho visto nel professore dei 15 minuti di ricreazione il professore che spero di diventare. Devo constatare con sommo dispiacere che si tratta di una triste minoranza e che questo non fa che spingermi ancor di più verso questo stesso tipo di scelta. Voglio essere un prof diverso da molti che ho avuto. Non vorrei neanche sembrarle la diciassettenne depressa che non sono. Sono solo avvelenata”.
Continua a leggere qui http://www.profduepuntozero.it/2013/06/09/del-100-io-me-ne-frego/
Scopri di più da Pietroalviti's Weblog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Lascia un commento