di Paolo Perazzolo per http://www.famigliacristiana.it
Ai primi posti in Europa per la pressione tributaria, senza che ciò comporti una corrispondente rete di servizi, un elevato tasso di occupazione e un debito contenuto. In altre parole, sulle spalle dei cittadini italiani gravano tutti gli oneri e quasi nessun beneficio di una forte tassazione. Sono i pradossi dell’economia italiana fotografati da un interessante rapporto della Cgia di Mestre.
Ecco i dati. Con una pressione tributaria – che non va confusa con quella fiscale, al 30,2% – l’Italia è il Paese più tassato d’Europa, ad esclusione dei Paesi Scandinavi. I quali, va ricordato, offrono servizi pubblici e un sistema di welfare non comparabile con quelloi di nessun’altra nazione. Lo certifica la Cgia di Mestre in una ricerca che elabora i dati di Eurostat: ad esclusione di Danimarca (47,4%), Svezia (36,8%) e Finlandia (30,5%), l’Italia è al quarto posto con una percentuale del 30,2: +1,3% sul 2011.
La pressione tributaria – sottolinea la Cgia – consente di misurare il carico fiscale, perché nasce dal rapporto fra imposte, tasse e tributi versati da una parte e il Pil dall’altra. Se il Regno Unito registra una pressione tributaria (28,6%) di 1,6 punti inferiore alla nostra, in Francia il carico tributario (27,9%) è minore di 2,3 punti ed in Germania (23,6%) addirittura di 6,6 punti. Rispetto alla media dell’Unione europea (26,5%), in Italia il peso delle tasse, delle imposte e dei tributi sul Pil è di 3,7 punti percentuali in più e addirittura superiore di 4,5 punti della media dei Paesi dell’area dell’Euro (25,7%).
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