di Denise Compagnone, per Il Messaggero
È scomparso anche dall’agenda elettorale. Ma l’inquinamento da Beta hch pur nel silenzio e sotto traccia continua a far vittime. Nei prossimi giorni, ad esempio, si procederà all’abbattimento di tutte le bufale di un allevamento, sito tra Ceccano e Castro Dei Volsci, risultate contaminate dal derivato del Lindano, il beta hch appunto, finito, tramite le acque del fiume Sacco, a depositarsi nei terreni riparali e da lì entrato nella catena alimentare fino ad arrivare all’uomo. L’odissea, per questi allevatori, è iniziata esattamente tre anni fa quando nel latte prodotto dagli animali di proprietà venne riscontrato il beta hch. Da lì scattò il sequestro dell’allevamento e il divieto di commercializzazione delle carni e del latte. Purtroppo per loro non è stato possibile far pascolare il bestiame altrove né comprare foraggio. E così la positività è stata sempre confermata nel corso degli anni, tanto che, forse esasperati, i proprietari sono arrivati a trattare con l’Ufficio commissariale per la Valle del Sacco – nel frattempo da novembre non più attivo – per concordare l’abbattimento dei capi, una decina circa. È arrivata una commissione sul posto che ne ha stimato il valore: per loro arriverà un risarcimento che si aggira sui 30.000 euro. Ma l’azienda, a meno che i proprietari non decidano di ricomprare terreni incontaminati e ripartire da lì, può definirsi fallita.
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