(DIRE – Notiziario Sanita’) Roma, 12 nov. – Dalla scuola deve ripartire un movimento culturale che ridia alla pedagogia il ruolo che le spetta, perche’ i Disturbi specifici dell’apprendimento (Dsa) devono essere affrontati da un punto di vista pedagogico e non sanitario. Questo il messaggio lanciato sabato a Roma dall’Istituto di Ortofonologia (IdO) al XV convegno nazionale dedicato al tema delle ‘Dislessie’.
Il titolo dell’iniziativa e’ “provocatorio perche’ vogliamo riflettere su una situazione sempre piu’ sanitarizzata”. Cosi’ Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’IdO, ha aperto i lavori del Convegno presso la scuola I. C. Regina Elena di Roma. “I disturbi dell’apprendimento- ha proseguito- hanno origini diverse e vanno appunto compensati con i progetti pedagogici. I Dsa invece hanno un’origine psicologica, mentre l’ipotesi genetica non e’ stata mai dimostrata e semmai lo fosse riguarderebbe una percentuale talmente minima, come per tutte le malattie rare, da non poter costituire un valido riferimento”. Quindi, per lo psicoterapeuta, “dire che la dislessia abbia un’origine genetica solo perche’ sono aumentate le segnalazioni sarebbe come affermare che anche l’obesita’, l’anoressia e la bulimia abbiamo un’origine genetica, se pensiamo – ha precisato- che si tratti di un problema che riguarda il 30% degli adolescenti”. Ma ultimamente si arriva “al paradosso- ha aggiunto il direttore dell’IdO- parlando addirittura di cripto dislessici che compaiono al liceo. Noi vogliamo affrontare il discorso a livello psicopedagogico ed evitare che la scuola divenga un reparto di bambini diversi”.
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