Con le “Misure urgenti per l’innovazione e la crescita: agenzia digitale e startup” è stato varato un decreto legge contenente nuove norme che, si legge nella presentazione del “pacchetto” non a caso denominato “Crescita 2.0”, «puntano, in modo ambizioso, a fare del nostro Paese un luogo dove l’innovazione rappresenti un fattore strutturale di crescita sostenibile e di rafforzamento della competitività delle imprese» attraverso la digitalizzazione di servizi e rapporti. Il primo e consistente tassello è costituito dall’Agenda digitale, che spazia dal documento d’identità digitale unico alle certificazioni sanitarie elettroniche, dalle disposizioni per la digitalizzazione entro un paio d’anni di gran parte delle attività della Pubblica Amministrazione alla giustizia digitale, passando per il potenziamento della banda larga e ultra larga, i pagamenti elettronici e l’istruzione digitale. Tutti i comparti della P.A. – e quindi anche le scuole – dovranno consentire l’accesso libero al proprio patrimonio informativo (dati e anagrafi); comunicheranno fra loro – ma anche con gli utenti privati – esclusivamente per via telematica; allo stesso modo dovranno far viaggiare tutte le certificazioni di malattia e congedo parentale; analogamente, gli acquisti saranno realizzati obbligatoriamente solo per via telematica, sia per i contratti che per i pagamenti, al fine garantire maggiore celerità e trasparenza; le scuole dovranno rendere pubblico il proprio codice IBAN. I controlli saranno sistematici e severi.
La scuola è interpellata direttamente sui libri di testo che, a partire dal prossimo anno scolastico 2013/14 per la secondaria e dal 2014/15 per la primaria, dovranno essere adottati progressivamente «in versione esclusivamente digitale, oppure abbinata alla versione cartacea», dice il comunicato della Presidenza del Consiglio. Ma non è una novità; anzi, si sta sostanzialmente decretando un “ritardo attuativo” di quanto disposto dalla legge n. 133/2008, la quale stabiliva che «a partire dall’anno scolastico 2011-2012, il collegio dei docenti adotta esclusivamente libri utilizzabili nelle versioni on line scaricabili da internet o mista» (art. 15 ), mentre la CM n. 18/2012 ricordava in tono decisamente perentorio che «per l’anno scolastico 2012/2013, non possono più essere adottati né mantenuti in adozione testi scolastici esclusivamente cartacei», «devono essere sostituiti da testi in forma mista o scaricabili da internet». La novità, allora, è che si comincia più tardi. Già da quest’anno, invece, in ambiti territoriali particolarmente isolati come comuni montani e piccole isole, dove il basso numero di allievi non consente la formazione di classi, sarà possibile istituire “centri scolastici digitali” «che consentano il collegamento multimediale e da remoto degli studenti alle classi scolastiche». Per la realizzazione saranno stipulate apposite convenzioni col MIUR, ma non è ancora chiaro chi dovrà sobbarcarsi le spese di impianto e di gestione dei centri.
Il DL andrà in Gazzetta Ufficiale dopo la firma del Presidente Napolitano, poi decorreranno i 60 giorni per la definitiva conversione in legge in Parlamento.
È stato invece finalmente approvato in via definitiva il Regolamento che ridefinisce l’assetto organizzativo e didattico dei Centri Per l’Istruzione degli Adulti, compresi i corsi serali. Sono Istituzioni autonome, dotate di un proprio organico docente e un proprio dirigente, rivolte a tutti coloro che hanno più di 16 anni e non sono in possesso di titolo di studio o di qualifica professionale. Caratterizzati da ampia flessibilità organizzativa, realizzano percorsi che vanno dal conseguimento della licenza di scuola primaria all’assolvimento dell’obbligo di istruzione, fino al raggiungimento del livello di competenza B1 nella lingua italiana per gli stranieri. Inoltre, sono in grado di agevolare il conseguimento di diplomi di istruzione tecnica, professionale e artistica attraverso accordi di rete con Centri di Formazione Professionale, istituti professionali e tecnici. Già quest’anno verranno messi a punto percorsi sperimentali, per poter entrare a regime dal prossimo anno scolastico.
Un iter lunghissimo, iniziato con la prima lettura del provvedimento nel Consiglio dei Ministri addirittura a giugno 2009. Il provvedimento è rimasto a giacere nei cassetti ministeriali per quasi due anni, dopo l’ultimo parere di legge espresso dalla VII Commissione della Camera a novembre 2010. Un ritardo ingiustificabile per un provvedimento che, sono parole del comunicato della Presidenza del Consiglio, «offre anzitutto una risposta importante, attesa da anni, per superare il “deficit formativo” della popolazione, che ancora permane in Italia, dove oltre 28 milioni di cittadini adulti sono in possesso, al massimo, di un titolo di studio conclusivo del primo ciclo e oltre l’80% della popolazione adulta non raggiunge il livello 3, ovvero “il livello necessario per garantire il pieno inserimento nella società della conoscenza”».
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