di Vincenzo Angeletti Latini
Intervengo solo a elezioni concluse, nelle quali ho espresso il mio voto, per dare qualche modesto consiglio al neo eletto sindaco. Ci sono gravi errori inseriti nello Statuto del Comune, modificato e approvato con delibera di C.C.n.20 del 20/09/2011, all’art. 4. In tale articolo si descrive, in modo sgrammaticato lo stemma cittadino, emblema che rappresenta la città, simbolo distintivo che la identifica, possiamo dire il suo biglietto da visita. Per meglio comprendere i termini della questione ripercorrerò brevemente la storia degli statuti precedentemente succedutisi a Ceccano.
Il 16 aprile 1610 Marcantonio IV Colonna concedeva alla comunità di Ceccano lo Statuto comunale (purtroppo trafugato durante il fascismo e a tutt’oggi irreperibile), sicuramente una revisione del precedente redatto dai de Ceccano. Nello statuto veniva adottato anche lo stemma cittadino, riprendendo quello del cardinale Annibaldo IV de Ceccano. Il riferimento grafico non poteva che essere quello visibile nelle due chiavi di volta delle crociere poste nelle due cappelle del transetto della chiesa di S. Maria a fiume, ampliamenti voluti dal suddetto cardinale. Altro stemma, sempre in questa chiesa, lo troviamo anche riprodotto su una lapide, con lacune dovute alla distruzione dell’edificio durante la seconda guerra mondiale. Tra i due stemmi vi è una minima differenza dovuta a una mezza luna (crescente) rappresentata, nella parte bassa, intera nelle crociere, dimezzatoa nella lapide.
Sappiamo che molte variazioni/difformità troviamo di questo stemma cardinalizio anche nella chiesa di S. Agostino a Carpineto. Circostanza da attribuirsi alla non presenza, del Card. Annibaldo, durante la loro realizzazione risiedendo nella sede papale di Avignone. Nel suo palazzo cardinalizio, oggi mediateca de Ceccano, sulle pareti di alcune sale è dipinto in diverse copie il suo stemma corretto, anche nei colori (smalti). Ma questo argomento è stato, anche da me, in più occasioni trattato.

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