di Sara Mastrogiacomo
Ed eccoci arrivati alla fine del Festival Francesco Alviti: si è concluso la XVI edizione, 14 serate all’insegna della musica, dell’arte, ma soprattutto dell’amicizia che ha fatto da collante per tutti questi anni.
Riduttivo sarebbe dire grazie a Pietro e Vittoria, che anno dopo anno hanno regalato alla nostra città serate piene di cultura e di cui abbiamo potuto assaporare, ascoltare, vivere in tutti i sensi la meraviglia della bellezza. Il tutto in una piazza che da 16 anni a questa parte ritorna e rinnova uno splendore che sa di antico e moderno allo stesso tempo, che riesce a riunire su quel sagrato persone di tutte le età e provenienza, mettendo in scena l’arte musicale in ogni sua declinazione.
In questo festival, ancora una volta, si è potuto vedere come la collaborazione sia un traino per poter fare bene, come ad esempio la presenza del Conservatorio di Musica L. Refice con i vari docenti ed allievi di alcuni dipartimenti musicali, ed anche la presenza di artisti e musicisti del territorio e di fama internazionale, dei cori polifonici Josquin Des Pres e del Coro Comunale Villa Santo Stefano, e ancora l’orchestra dei fiati di Ferentino, la banda giovanile di Ferentino, la Marching band di Amaseno. Non da ultimo emerge come l’ associazionismo abbia avuto un ruolo importante, dove ognuno ha dato ciò che poteva e sapeva fare, dal trasporto strumentazione alla pulizia della piazza, dai piccoli oggetti di scena alla condivisione conviviale a fine di ogni serata.
Tra i vicoli del centro storico si sono propagati i suoni e le musiche di ogni genere, portando nelle case e nel pubblico presente nella piazzetta, la bellezza dell’arte musicale, facendo sognare, divertire, cantare, ballare tutti.
Tutte queste serate, nate per amore e amicizia di Francesco, hanno dimostrato di quanto la musica sia un linguaggio potente, attraverso il quale tutto si esprime, eros e thanatos, amore e psiche, tristezza e allegria, speranza e certezza, un luogo in cui tutto avviene, un viaggio attraverso i sensi, un libro che può essere letto da tutti senza essere tradotto, è natura e cultura, è un’opera d’arte piena di colori e di forme, è memoria del passato e del presente per il futuro essere umano.

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Lunga vita a Vittoria e Pietro per proseguire sempre con il festival Francesco Alviti