Tutti in ordine sparso: chi se la prende con la geografia, chi con le auto e il traffico in genere, chi con non ben precisati impianti di riscaldamento industriali, chi confonde inquinamento atmosferico con quello del terreno, chi se la prende con la legna e con i camini, chi si rende conto della gravità della situazione con tre mesi di ritardo, dopo aver già emanato ordinanze che sembrano pannicelli caldi di fronte alla gravità del fenomeno, c’è chi chiede, finalmente, di analizzare meglio il fenomeno, chi promette il controllo degli impianti come se non fosse già un obbligo di legge da anni per le amministrazioni locali, chi sembra scoprire l’inquinamento soltanto ora. E comunque emerge l’assoluta incapacità delle amministrazioni comunali di concordare una linea comune, la totale assenza dell’amministrazione provinciale che pure ha la delega all’ambiente, la lontananza di quella regionale molto più attenta a Roma che ai veleni della Valle Latina, insomma una inadeguatezza che è ancora più preoccupante delle stesse polveri.
Conviene riporre speranza nelle tempeste…
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