Domenico, caduto nel lago di ghiaccio


di Antonio Mazzi

Lascia ancora una volta frastornati e stravolti la tragedia del diciannovenne Domenico, precipitato dalla finestra di un hotel milanese, in situazioni stranissime, drammaticamente sarcastiche, per noi adulti assurde. Chiacchierare, chiosare e tentare conclusioni affrettate, anche se vicine alla realtà, servono solo a criminalizzare ulteriormente e sempre più pesantemente i nostri adolescenti espaventare genitori e responsabili della scuola. Vorrei tagliare corto e, venendo da una preparazione pedagogica che ha sempre prediletto la prevenzione, mi domando se non valga la pena di organizzare e preparare alcune attività particolari in modo meno pressapochista, più attento a perdere ore di scuola che incontrare esperienze impegnative capaci di maturare un po’ di più i nostri figli.

 Non so, intanto, se abbiamo capito cosa significa oggi avere tra le mani degli adolescenti. Denuncio ancora una volta da arrabbiato, la leggerezza e l’ignoranza che l’intero mondo accademico manifesta, rispetto al periodo più importante e più turbinoso della vita dei nostri ragazzi. Conosciamo e viviamo quasi quotidianamente le vicissitudini atmosferiche specifiche simil-equatoriali e non vogliamo, per somiglianza, riflettere su quanto può accadere in pochi secondi ai ragazzi di ogni genere, tipo e situazioni famigliari. Possono essere vere le descrizioni di chi ha visto gli ultimi momenti di Domenico. Può aver ragione Irene, la sua miglior amica, ma l’omertà, la solitudine, il ghiaccio affettivo nel quale è piombato Domenico è molto meno spiegabile e molto più drammatico della sua morte.

Come il solito, ore infinite e nauseanti inchieste, ricerche, ricognizioni, ipotesi, offenderanno e appesantiranno ulteriormente il dramma, lasciando per bene che vada lacune abissali. In questo modo non risolviamo nulla. Il mondo adolescente ha le sue trappole, le sue regole, le sue cattiverie, i suoi giochi suicidi. Dobbiamo ripartire da lontano. E per lontano intendo la preparazione del corpo docente, dei presidi, e l’obbligo di tirocini prolungati antelaurea, la presenza costante in università di personale preparato e capace di convivere non solo scolasticamente con gli adolescenti. Il resto è minestra riscaldata.

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