Gentile Alessandro D’Avenia, nelle interviste agli insegnanti e negli articoli dei giornali, impegnati a dare conto del dibattito suscitato dalla riforma del governo, poco ho letto sull’emergenza educativa, ben documentata dalla disaffezione che un numero sempre più elevato di studenti manifesta verso la scuola.
Stare a scuola ha sempre meno senso per i ragazzi di oggi: di qui depressione, senso di fallimento, abbandono precoce, aggressività, bullismo, burn out dei docenti. A molti giovani la scuola appare un microcosmo chiuso che ha poco a che fare con la loro vita. Mentre la condizione degli insegnanti, esposti allo stress e al conseguente rischio di contrarre gravi patologie in una percentuale superiore a quella di altre categorie di lavoratori, è sempre più ridotta a quella di un proletariato intellettuale mal pagato, senza prestigio sociale. Decontestualizzato dalla grave situazione in cui versa la scuola italiana, e dalla bassa qualità morale di classe politica e società civile, l’acceso dibattito intorno alla figura del preside manager, così come la questione della valutazione degli insegnanti, risultano fuorvianti.
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