di Federica Staccone per il sito http://www.unoetre.it/
“Pensate che qui a Ceccano non ci sia la criminalità organizzata, che non ci sia la Camorra? Credete davvero che l’intombamento dei rifiuti, delle scorie radioattive e dell’amianto riguardi solo l’agro nolano e acerrano e che la Ciociaria ne sia esente?”
Sono state queste le parole con le quali Don Aniello Manganiello, parroco di Scampia per 16 anni, ha lanciato il suo monito, nella mattinata del 9 aprile, nel corso dell’inaugurazione del presidio “Ultimi” presso il Liceo Scientifico di Ceccano, sottolineando come la Camorra non si limiti più soltanto ai territori storici nei quali essa è nata e si è sviluppata.
Alla domanda su quali siano gli elementi che testimoniano la presenza di infiltrazioni criminali in un territorio, Don Aniello ha risposto che si potrebbe fare un elenco enorme di attività attraverso le quali la criminalità organizzata “pulisce” il denaro proveniente da affari illeciti: le concessionarie di automobili, i centri commerciali, le catene di negozi in franchising, le agenzie di scommesse e le slot machine sono solo alcuni esempi di “lavatrici di soldi sporchi”.
Nel corso del suo intervento il parroco ha spiegato che “Ultimi”, di cui egli stesso è fondatore, è un’Associazione a favore della legalità e contro le mafie, completamente apartitica ed aconfessionale, ispirata ad un principio fondamentale: la necessità che i cittadini di fronte al male non si voltino dall’altra parte, un’esigenza impellente di fronte ad una criminalità invasiva che condiziona l’economia, il commercio e la politica.
I presidi dell’Associazione rappresentano delle sentinelle sul territorio ed hanno come prima funzione quella di individuare le criticità di ciascuna area; la loro azione è indirizzata all’abbattimento delle situazioni di bisogno all’interno delle quali spesso si insinua l’illegalità.
Lo scopo fondamentale che il parroco individua nell’associazionismo è quello di creare una coscienza critica nei cittadini, spingendoli a prendere parte in prima persona alla vita comune, anteponendo il bene della collettività all’individualismo e agli interessi personali.
Per questo motivo, l’invito di Don Aniello per ciascuno dei presenti è stato quello di vivere da protagonisti, con dignità, con passione, dando un significato alla propria esistenza, senza temere di fornire il proprio aiuto a chi subisce un’ingiustizia di qualunque tipo, anche se questo può volere dire rimetterci qualcosa sul piano personale.
Il parroco ha sottolineato come ogni singolo cittadino possa lavorare in prima persona a favore della legalità attraverso comportamenti quotidiani, privi di rischi individuali, ad esempio optando per quei bar che hanno scelto di non collocare i video poker al loro interno oppure evitando di acquistare droghe, non solo per tutelare la propria salute, ma anche per non finanziare chi gestisce il narcotraffico.
Ha preso parte all’evento anche il giornalista e scrittore Carlo Ruta il quale si è associato all’indignazione di Don Aniello riguardo il circo mediatico e gli interessi di lucro che negli ultimi anni sono sorti attorno ai fenomeni criminali della nostra penisola, mettendo in scena solo il male, gli stereotipi ed i luoghi comuni ed oscurando le positività, la cultura ed i valori civili di cui realtà come Napoli sono portatrici.
Le critiche sono state rivolte verso un certo modo di fare cinema e televisione che Carlo Ruta ha definito diseducativo poiché rischia di creare un paradosso: anziché spingere le giovani generazioni a condannare l’illegalità, fa nascere nei ragazzi il mito e l’esaltazione di figure criminali.
L’evento si è concluso con l’avvio della campagna di tesseramento rivolta a tutti coloro che vogliano entrare a far parte dell’Associazione. – See more at: http://www.unoetre.it/index.php/comuni-ciociari/item/1750-don-aniello-manganiello-a-ceccano#sthash.Ci8TA8IA.dpuf
Scopri di più da Pietroalviti's Weblog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Lascia un commento