
di Gianni Di Santo – I giusti salveranno la terra. La scrittura sacra oggi ha il cuore e l’anima di Pino Puglisi. Sono passati ventuno anni da quando don Pino fu ucciso dalla mafia quel 15 settembre 1993. Anni in cui la mafia ha continuato a mietere le sue vittime, ma “tempo buono” anche per tutti coloro, e sono tanti, che hanno creduto, e credono tutt’ora, che la mafia la si combatte con il coraggio della normalità ed educando le giovani generazioni. “Libera”, l’associazione contro le mafie voluta da don Ciotti, altro prete scomodo, promossa anche dall’Azione cattolica, è l’esempio che
qualcosa si può fare quando la società civile decide di muoversi.
Ce lo dice la storia e la vita di don Pino Puglisi. Aveva appena compiuto 56 anni, il prete dei cittadini “ribelli per amore” di uno dei quartieri a più alta infiltrazione mafiosa in terra siciliana. Un colpo di pistola pose fine alla sua vita spesa per l’educazione alla legalità con i giovani e i bambini del quartiere. E un anno e mezzo fa, un 25 di maggio che rincorre memoria e profezia, la Chiesa lo ha proclamato beato.
Le vie della santità percorrono a volte strade lunghe e inattese. Anche se la profezia, a volte, si fa fatica a riconoscerla. Eppure i nostri profeti, i nostri amici della “porta accanto”, i nostri don Pino, don Tonino Bello, mons. Oscar Romero, quelli che “odorano di pecore”, ci indicano che la via del vangelo può essere, oggi, utopia possibile.
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