di Gioele Anni

Riforma della scuola cassata, anzi no: solo una falsa partenza. L’intervento del 29 agosto è rimandato, il nuovo “scuola-day” sarà mercoledì 3 settembre. Un balletto sgradevole, come quello sulle modalità del provvedimento (disegno di legge, o forse decreto, alla fine – pare – linee guida con consultazione): ciò che resta è un senso di provvisorietà rispetto alle idee che il governo ha in mente per rilanciare la scuola italiana.
La paura è che la ricerca di consenso generi confusione. Niente processi alle intenzioni e tanto meno alle “anticipazioni”: i giudizi si danno sui testi ufficiali. Però un punto va fissato: la scuola italiana ha bisogno di una riforma strutturale, e per questa serve un progetto di ampio respiro. Che è cosa ben diversa dagli interventi emergenziali. Un conto è intervenire sull’edilizia scolastica (qualcosa si è mosso in estate), sul precariato, sul diritto allo studio (da anni il Forum degli studenti invoca una legge quadro nazionale), sullo scandalo dei ragazzi con disturbi di apprendimento lasciati senza sostegno: urgenze annose di cui occorre farsi carico al più presto. Una “riforma” complessiva, però, è cosa ben diversa. Riformare la scuola italiana significa riprendere in mano le metodologie didattiche con investimenti in formazione e aggiornamento dei docenti; significa ridare dignità a istituti tecnici e professionali; significa rivedere le modalità di coinvolgimento dei ragazzi, scommettendo sugli spazi di protagonismo degli studenti. E molto altro…
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