
«L’Azione cattolica? Mi ha insegnato a stare con gli altri, a dialogare, ad assumere delle responsabilità». Così si racconta il neo presidente nazionale dell’Ac, Matteo Truffelli, nel faccia a faccia del numero estivo di Segno. Gli impegni nella Chiesa e nel paese, ma anche gli interessi personali, che condivide con la moglie, dalla montagna alla musica fino alle buone letture.
Truffelli afferma: «Nella storia associativa abbiamo dei punti fermi: il compito educativo, lo stile della corresponsabilità, l’impegno verso il bene comune. Sono tre cardini sui quali l’associazione si è sviluppata, ha sempre operato e, ritengo, resteranno essenziali per l’Ac del futuro. In questo senso vedo un’Azione cattolica che si fa sempre più vicina alla vita delle persone, alle loro attese, alle loro sofferenze e povertà, alla loro ricerca di una piena umanità, per accompagnarle nella scoperta della pienezza di senso e della gioia che nascono dall’incontro con Cristo e da una fede che cambia la vita». «Dobbiamo sempre partire dai più deboli – afferma il presidente –, da chi vive materialmente l’indigenza o la carenza di prospettive; e la crisi economica e occupazionale ha ingigantito il problema… Credo che l’Ac debba continuare a camminare con il passo di chi resta indietro, di chi fa più fatica e ha più pesi da portare: questo criterio, che papa Francesco ci ricorda continuamente, deve essere guida al nostro cammino e metro con cui valutare le nostre iniziative.».
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