di Gianni Di Santo
L’Evangelii Gaudium fatica a essere digerita dalle comunità parrocchiali. Mentre papa Francesco ridisegna le mappe di un annuncio missionario oltre i confini geografici della Chiesa-istituzione-curia, il fardello del cambiamento ricade inesorabilmente non solo sul popolo di Dio in generale, ancora sorpreso dall’effetto-Francesco, ma soprattutto sui laici “impegnati” e su tutti coloro che, ogni giorno, prestano il loro servizio alla Chiesa “domestica” e quindi alla comunità parrocchiale.
Me lo diceva molto bene Luigi Accattoli quando, a margine della presentazione del mio libro Chiesa anno zero, mi proponeva di riflettere non solo sull’istituzione-Chiesa ma anche sul popolo di Dio. Che effetto hanno le parole “nuove” di Francesco sulle comunità ecclesiali? Come stanno reagendo? Sono pronte a cambiare il loro modo di annunciare la parola oppure restano disorientate e quasi impaurite dal mettere in discussione antichi privilegi (anche spirituali), ritualità di collaborazione con i pastori ormai consolidate nel tempo, interessi personali e di gruppi in alcuni servizi pastorali?
Sono anche io convinto sempre più che la rivoluzione di Francesco avrà luogo se prima, dal di dentro della pancia della madre Chiesa, ci sarà un bagno di conversione interiore che toccherà non solo i presbiteri, ma anche quel popolo di Dio, i cosiddetti “laici”, che proprio con i pastori condivide la vigna del Signore e dovrebbe essere corresponsabile dell’annuncio evangelico.
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