Per capire i fatti d’Ucraina, la testimonianza dell’Ac di quel Paese


berg acAll’assemblea nazionale dell’Azione Cattolica, in corso alla Domus Pacis, a Roma, in questi giorni, è intervenuto anche  don Volodymyr Malchyn, vice cancelliere della Curia dell’Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halych. Il suo intervento ci consente di avere un’idea di quanto sta avvenendo in Ucraina in questi giorni:

Gli eventi tragici nella piazza principale della nostra capitale,  Maidan Nezalezhnosti (conosciuta in Italia come Piazza Maidan), con la morte di più di cento persone uccise dalle forze speciali del governo nella protesta pacifica hanno ripulito, per cosi dire, la polvere della storia del nostro paese. Fino allo scorso dicembre, l’Ucraina era poco conosciuta a livello mondiale pur essendo il più grande paese dell’Europa. Il nostro paese è stato spesso e volentieri confuso con la Russia. Ma adesso le cose sono diverse. A causa dell’occupazione della Crimea e della presenza delle forze armate russe nelle regioni orientali del nostro paese, sui mass media internazionali stageopolitica putin emergendo finalmente un popolo con una faccia nuova e con una ricca storia millenaria: il popolo ucraino, quello che sta all’origine della Rus’ di Kyiv. Infatti, la nostra capitale, la città di Kyiv, diede l’origine alla civiltà slava quando Mosca nemmeno esisteva. Questa civiltà, in seguito al battesimo voluto dal principe della Rus’ di Kyiv san Volodymyr, era ed è ancora profondamente Cristiana.

Questo lo si è visto nella più grande protesta pacifica della storia d’Europa degli ultimi anni. Una protesta che nei mesi scorsi ha riunito più di un milione di persone sulla piazza d’Indipendenza (Maidan) di Kyiv. Questo movimento per l’avvicinamento all’ Europa ha preso il nome di Euromaidan. Proprio nel momento in cui alcuni in Europa esprimono forti dubbi sulla validità del progetto Europeo, ai confini dell’EU, in Ucraina, nasce un fortissimo movimento di popolo che ribadisce il valore dell’Europa unita, ma c’è di più – la gente ucraina ha manifestato sotto le bandiere dell’Europa unita.

Bernard Henri Lévy, filosofo e scrittore francese, nel momento più drammatico della crisi è volato a Kiev per offrire sostegno e solidarietà a migliaia di manifestanti radunati in  Maidan Nezalezhnosti. Queste le sue parole: “Voi avete, popolo del Maidan, un sogno che vi unisce, e il vostro sogno è l’Europa. Non l’Europa dei burocrati, l’Europa dello spirito. Non l’Europa stanca di se stessa, che dubita della propria vocazione e del proprio significato, ma un Europa ardente, appassionata, eroica. Un’altra emozione, per un europeo giunto dall’Europa che dubita, che non sa più né chi essa sia né dove vada, è ritrovare qui simile fervore. Voi ci impartite una lezione d’Europa.”[1]

 

La protesta pacifica che è iniziata per il mancato accordo di libero scambio tra Ucraina e UE, promesso dal governo Yanukovych e poi non realizzato per via del ricatto di Mosca, si è gradualmente trasformata in ribellione contro il regime oligarchico e dittatoriale dell’ex presidente Yanukovych. La gente si è ribellata contro l’ingiustizia, la menzogna e la corruzione di un regime che ha concentrato tutto il potere nelle mani di un singolo clan che nel corso di 3 anni, dal 2010 al 2013, si è sistematicamente impegnato a depredare le risorse dello stato e a distruggere la storia e la cultura ucraina attraverso un processo di russificazione e neosovietizzazione. Sin dall’inizio Euromaidan è stato definita la rivoluzione della dignità, dignità basata su valori cristiani quali giustizia, libertà, solidarietà, difesa dei deboli ecc. Quindi, vi prego, di non credere alle bugie della propaganda di Putin, che spesso trova spazio anche sui vostri media italiani. Quella di Kyiv è stata una rivoluzione pacifica della società civile, non l’opera di nazisti e fascisti. È veramente assurdo definire persone che amano il proprio paese, che lottano per il bene comune, la democrazia, la libertà di stampa, la dignità come dei nazisti! Ed è ancora più assurdo che un altro paese, la Russia che invade con forza il territorio di un altro paese violando tutti gli accordi internazionali, venga definito “grande difensore e pacificatore”….

 

Ma c’è anche chi in Italia si è adoperato per raccontare la verità sui fatti d’Ucraina. A questo proposito vorrei cogliere l’occasione per ringraziare il giornalista Massimiliano Di Pasquale, autore del libro “Ucraina terra di confine”, che negli ultimi mesi ha fatto conoscere in Italia, il nostro paese, la nostra cultura e ciò che realmente sta succedendo in Ucraina, dimostrando amore per la verità e grande onestà intellettuale.

 

Un altro aspetto molto importante che vorrei raccontare è quello relativo al ruolo della Chiesa che stava e sta ancora accanto al suo popolo in questi tempi drammatici. Sua Beatitudine Sviatoslav, rispondendo alla domanda dei giornalisti perchè i nostri preti sono stati coinvolti sul Maidan ha risposto citando le parole del Papa Francesco: il Pastore deve stare con le sue pecore, anzi lui deve avere l’odore delle pecore. Vi dico una cosa basata  sulla mia esperienza di sacerdote del Maidan che condividevo con gli altri preti, anche delle diverse confessioni a Kyiv. Avere l’odore delle pecore nel contesto di Maidan significava questo – viaggiando nei mezzi pubblici i veri pastori potevano essere riconosciuti dall’odore del fumo, l’odore della cortina di fumo che avvolgeva tutta la piazza e serviva come protezione contro le forze armate. Giorno e notte c’erano preti, suore, accanto a laici per sostenerli. Di notte ogni ora i rappresentanti di diverse chiese e comunità religiose guidavano la preghiera “Padre nostro” dal palcoscenico di Maidan. Nei momenti più duri quando non c’era la speranza di resistere alle forze armate era proprio la preghiera che dava alla gente la forza di non lasciare Maidan. Emblematico in questo caso è il suono delle campane del monastero ortodosso di San Michele , patrono della città di Kyiv, che svegliava la città nel mezzo della notte adoperandosi contro le forze del male.

 

Grazie a Dio, i mesi freddi, le note di buio sono passate e questa lotta contro il nemico interno, cioè il regime oligarchico, è finita. Il popolo ha resistito al freddo e al gelo invernali (immaginate tutta la notte stare fuori quando fanno 20 gradi sotto zero), senza armi, con mezzi di protezione primitivi la gente ha sconfitto le forze armate ed ha resistito alle intimidazioni e alle violenze dei servizi segreti per più di tre mesi. Cosa significa questo nel contesto europeo? È semplice, non si può sconfiggere un popolo unito, un popolo credente che incessantemente confida nell’aiuto del Signore. Sì, la nostra vittoria viene dall’Alto ed insieme con s. Paolo diciamo:”Ogni buona cosa viene dall’alto”.

 

Pero, non è il momento di abbassare la guardia e di far festa, perché non appena finito il dramma di Maidan che ha fatto più di cento vittime, è iniziato l’attacco esterno da quelli che si dichiaravano i nostri fratelli slavi. Immaginate che razza di fratello è uno che ti colpisce, ti invade con l’apparente pretesa di proteggere i filo-russi. Non tutti coloro che parlano russo in Ucraina sono filo-russi.  Tutt’altro! Loro stessi dicono ai russi – andatevene, non abbiamo bisogno della vostra protezione. La stragrande maggioranza della popolazione ucraina vuole vivere in un paese unito e indipendente. Sono davvero un’esigua minoranza coloro che vorrebbero unirsi alla Russia  – sono coloro che vivono di nostalgia per l’Unione Sovietica.

 

L’annessione della Crimea, la presenze delle truppe russe, i famosi uomini verdi,  spacciati per dimostranti filo-russi nelle regioni dell’Est significa una sola cosa. Siamo in guerra, una guerra non dichiarata, che si avvale di vere e proprie forme di terrorismo, una guerra che ha già fatto diverse vittime e rischia di creare altri bagni di sangue. E cosa facciamo noi davanti a questa sfida enorme – la più grande nella nostra storia recente? Non cessiamo di sperare! La nostra speranza è nel Signore Risorto che ha vinto la morte con la sua morte come cantiamo nel periodo pasquale nelle nostre chiese. La vera forza non è nei carri armati o nell’arsenale nucleare, ma nella verità, nella forza della verità!

 

 

La Chiesa in Ucraina continua a portare avanti un messaggio di dialogo e di pace, ma è difficile dialogare con terroristi che parlano solo il linguaggio della forza brutale e della violenza.

 

Vi siete riuniti per domandarsi – come essere corresponsabili della gioia di vivere? Certo, nella nostra situazione non si pensa come vivere la gioia piuttosto la domanda urgente per noi è come sopravvivere in questa situazione drammatica. Però come Cristiani non possiamo dimenticare la gioia di vivere, malgrado le difficoltà delle circostanze nelle quali viviamo. Il Signore ci dona un giorno e ne siamo grati. Come dice il detto “dum spiro spero”.

 

 

Approfitto dell’occasione per esprimere da semplice cittadino ucraino la mia gratitudine al popolo italiano per il sostegno al popolo ucraino. Sua Beatitudine Sviatoslav mi ha chiesto in modo particolare di ringraziarvi per la preghiera offerta nelle chiese italiane su iniziativa della CEI a favore del popolo ucraino. Come si dice in inglese: “a friend in need is a friend indeed” e l’italiano lo dice bene “un amico si vede nel momento del bisogno”. E siamo amici perché siamo fratelli in Cristo!

 

Cari amici, vi ringrazio della vostra attenzione e ho una ultima richiesta – preghiamo gli uni per gli altri!

 

Xrystos Voskres! – Voistynu Voskres!

Cristo è risorto! – Veramente è risorto!

 

 

[1]http://archiviostorico.corriere.it/2014/febbraio/12/ringrazio_popolo_ucraino_rianimato_sogno_co_0_20140212_b5425bb0-93b0-11e3-834b-519aa1e9180d.shtml

 

 


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