Non esiste una definizione migliore di “esortazione apostolica” per la Evangelii gaudium di papa Francesco. Esortazione viene dal verbo latino ex-hortari, che ha il duplice significato di “indurre, incitare a fare qualcosa” ma anche quello di “consolare, rialzare” (la radice è la stessa di confortare). La Evangelii gaudium è infatti un documento che incita con forza a cambiare direzione, e lo fa con la stessa forza con cui gli apostoli si rivolgevano alle loro Chiese (pensiamo a Paolo), che usavano toni forti e duri quando necessario; ma, a imitazione dell’atteggiamento apostolico, questa esortazione mentre incita e spinge a raddrizzarci, ci conforta e ci aiuta nell’atto del rialzarci.
Papa Francesco ci ha donato un testo a un tempo forte e consolatorio, ci incita con forza a cambiare, ma tra le parole forti si sente l’odore buono del pastore che prima di ogni cosa ha a cuore il bene del gregge, soprattutto quando – come ora – teme che si stia pericolosamente avvicinando a un burrone, molto pericoloso perché preceduto da verdi pascoli che celano, dietro le foglie, scoscesi e mortali dirupi. Ne discende allora che il primo grave
errore da non commettere nel leggere questa esortazione è ridurne la portata offrendone letture fintamente ireniche che accontentano tutti, spuntando le tesi più forti, normalizzandole, riducendone la portata profetica di incitamento a cambiare strada.
Scopri di più da Pietroalviti's Weblog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Lascia un commento