
Domenica 24 novembre il quotidiano Avvenire ha ospitato una riflessione del presidente nazionale Ac Franco Miano, che partendo dal percorso assembleare ha lanciato un monito ai partiti su legge elettorale, riforma dei partiti e riforme istituzionali.
Tra i tanti spread incalcolabili, ce n’è uno che da tempo cattura la mia attenzione: la distanza tra la qualità dell’impegno civile e sociale nei territori e quello
profuso dalle classi dirigenti regionali e nazionali. Mentre nelle strade delle nostre città vediamo fiorire e consolidarsi, dall’unione virtuosa di realtà laiche e cattoliche, iniziative di formazione al bene comune, di solidarietà progettuale, di assistenza concreta agli ultimi e ai penultimi, vediamo i partiti sempre più arroccati dentro il Palazzo e arroventati in discussioni che riguardano il proprio ombelico e poco più. È questa evidenza che mi porta a contrastare, da molto tempo, quella teoria secondo la quale “gli eletti sono lo specchio degli elettori”. Penso esattamente il contrario: questo popolo porta con sé un seme di profezia e generosità ben superiore a quello espresso da chi li rappresenta. Non solo: credo fermamente che il meglio dell’Italia sia quasi scientificamente tenuto alla larga dai partiti e dalle istituzioni, quasi per non “contaminare” un sistema di privilegi e mediocrità.
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