Riporto alcune considerazioni di Antonio Di Lorenzo sul tema dei consumi natalizi che secondo molti sarebbero in forte calo
Si è parlato a lungo, in questi giorni, di un Natale al ribasso per la grave crisi economica che stiamo attraversando. No, cari amici, questa crisi ha, indirettamente, operato una salutare raschiatura del Natale da tutte le incrostazioni di cui lo avevamo ricoperto e che ce ne avevano fatto smarrire il senso. Avevamo bisogno di un Natale più vero, più… evangelico. Ora il Signore ce ne sta dando l’opportunità.
Ci sta dicendo che Egli, 2000 anni fa, è venuto veramente a piazzare la sua tenda in mezzo a noi e che non se ne è mai pentito, che da allora non l’ha mai tolta, che è ancora qui a condividere fra noi le nostre miserie e le nostre aspettative, ci sta promettendo che ancora una volta ci salverà dalle nostre contraddizioni personali e collettive. Non abbiate nostalgia del Natale mondano che, alla fine, lasciava solo storditi con un vuoto immane nell’anima.
Che cos’è quella manciata di apparente felicità rispetto a quella pienezza di gioia e a quella fiducia incrollabile nella vita e nella storia che si provano dinanzi alla culla di Betlemme? Niente e nessuno, come Gesù, può rasserenarci e pacificarci anche nei frangenti più drammatici della nostra vita e della storia; nessuno, come Lui, può darci la forza di relativizzare tutte le prove e l’intima certezza che non esiste catastrofe che possa far naufragare la speranza di un futuro nuovo.
Non dobbiamo fare grandi cose per celebrare il Natale di Gesù di Nazaret. Dobbiamo solo aprirgli le porte, offrirgli almeno una grotta, una stalla, un alloggio di fortuna. Non importa se c’è del… letame. Lui è abituato a quel tipo di fetore! L’importante che, in un angoletto, ci sia solo un po’ di sincerità e l’umile consapevolezza che, senza di Lui, non andiamo da nessuna parte, siamo persi.
Antonio Di Lorenzo
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