di don Gian Luca Carrega
In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono.
Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Perché parlare dei misteri della fede, quando la gente vuole sentire cose semplici, qualche parola di consolazione per tirare avanti? Per poi concludere col solito ritornello: “Gesù non parlava difficile!”. Certamente Gesù si serviva di immagini tratte dalla vita comune degli ascoltatori, ma le realtà che comunicava erano molto profonde e alcune pagine del vangelo di Giovanni restano oscure anche dopo averle lette più volte.
Perciò quando parliamo della Trinità non vogliamo fare accademia e neppure arrampicarci sugli specchi per dare un’immagine di Dio che sfugga agli attacchi degli increduli. Semplicemente cerchiamo degli strumenti per accogliere il modo in cui Dio si è rivelato nella storia.
Può piacermi o meno, ma la Trinità è un dato.
Posso accettarla o rifiutarla, ma non per questo cessa di esistere.
Possiamo persino lamentarci e dire che noi al posto suo avremmo fatto le cose diversamente, ma intanto lui resta Dio e io uomo.
Allora non è meglio mettere da parte l’ostilità e la diffidenza e provare a fidarsi di Qualcuno che nel suo essere tiene insieme l’unità e la pluralità, l’identità (di natura) e la diversità (di persone)?
Scopri di più da Pietroalviti's Weblog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Lascia un commento