Lettera a un giovane di don Mario Aversano
Beati gli operatori di pace
Noi spesso viviamo in attesa di ciò che diventeremo, come se affidassimo alla speranza di un “poi” il giorno in cui saremo compiuti. Ma quella congiunzione – poi – nasconde un’insidia se non viviamo il talento di questo momento, se non viviamo intensamente oggi. Rimandare a una realizzazione futura il meglio di sè è il modo migliore per allontanare quel futuro. Noi non saremo noi stessi dopo una laurea, dopo un buon contratto di lavoro, neppure dopo un matrimonio o l’ordinazione sacerdotale. La carità non si coniuga al tempo futuro ma conosce solo il tempo presente.
Esatto, sii presente, perché la Carità è presente, perché la Carità ti fa presente. Non misurare la vita su ciò che il mondo ti ha dato o ti darà, nè su quello che sei stato o che sarai ma su quello che sei oggi. Oggi è il tuo respiro. Oggi il mondo ti chiede ossigeno. Esatto, non sei in questo mondo solo per consumare ossigeno, ma è il tuo amore che dà ossigeno al mondo. Saprai donarti con generosità? Certo, hai bisogno di fare progetti, di mettere ordine tra le tue energie, puoi orientarti verso una meta, ma fallo oggi…non rimandare.
Dici che non sai da che parte andare? Non ti illudere: quello che tu chiami “non scegliere” è una scelta, è un modo di vivere, è comunque un passo che stai compiendo. È IL TUO modo di spendere il tempo che ti è dato e di giocare la tua partita. Che tu stia in tribuna o in campo, sul divano di casa o in panchina, i 90 minuti di questa gara passeranno e non torneranno più. E allora gioca, gioca, gioca. Sei un figlio amato: di quale altra certezza hai bisogno? Non hai nient’altro che te stesso (hanno un valore solo relativo le tue doti, i tuoi limiti, le competenze e le capacità che hai sviluppato…): questa è la tua forza, il respiro, la grazia di cui il mondo ha bisogno.
Scopri di più da Pietroalviti's Weblog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Lascia un commento