La responsabilità di ciascuno di noi nel costruire un mondo migliore, mettendo da parte discordie e interessi personali, è stata invocata da mons. Spreafico nella Messa Crismale nella Cattedrale di Frosinone. Questo il testo dell’omelia del vescovo
durante il cammino verso la croce Gesù desiderò stare con i discepoli più di ogni altro momento. “Ho tanto desiderato mangiare questa pasqua con voi”, aveva detto loro all’inizio dell’ultima cena. Sì, il Signore desidera stare con noi, suoi discepoli di questo tempo e ministri della sua grazia e del suo perdono. Egli conta su di noi, come contò su quei discepoli, anche se poco dopo lo avrebbero tradito, rinnegato, abbandonato. Non credo siamo diversi da loro. Anche noi, cari sacerdoti, viviamo i nostri tradimenti, anche noi lo abbandoniamo quando smettiamo di ascoltarlo perché preferiamo ascoltare noi stessi, convinti delle nostre ragioni a cui facciamo fatica a rinunciare, perché spesso il mondo abitua alla vittoria dell’io invece che alla forza dell’umiltà. Eppure Gesù ci ha chiamato al suo servizio. E oggi ciascuno dovrebbe rileggere la storia della sua chiamata riconoscendo la grazia abbondante che Dio ha riversato nella sua vita.
La liturgia di oggi infatti parla di grazia, la gratuità dell’amore di Dio. Ne parla l’Apostolo Giovanni: “Grazia e pace da Gesù Cristo”. La annuncia il profeta, quando proclama l’anno di grazia del Signore. E Gesù stesso riprende la parola profetica nella sinagoga di Nazareth, cambiando però profondamente il messaggio di Isaia. Infatti alla proclamazione dell’anno di grazia non segue, come nel testo profetico, l’annuncio della vendetta. Abbiamo bisogno di grazia, cari fratelli e care sorelle. Di vendette e di inimicizie ce ne sono fin troppe. E sovente ci si abitua alla logica della vendetta, che diviene rivendicazione, rancore, rabbia, litigio, antipatia, giudizio e disprezzo. E’ una logica del tutto estranea a Gesù, come ci rivela ancora una volta il Vangelo della Passione, dove si manifesta l’amore estremo del Signore, mite e
umile di cuore, di fronte a tanta violenza che si abbatte su di lui. I discepoli fecero fatica a capire e a condividere il suo modo di vivere gratuito. Giuda lo tradì. Un altro di loro, Simon Pietro secondo l’evangelista Giovanni, estrasse la spada e colpì il servo del Sommo Sacerdote. Tutti dopo l’arresto “lo abbandonarono e fuggirono”. Solo alcune donne rimasero con il Signore fin sotto la croce. Tra loro c’era anche Maria Salome, la nostra patrona. Proprio all’inizio della narrazione della Passione alcuni si infastidirono e si “infuriarono” per il gesto del tutto gratuito di una donna che aveva versato del profumo prezioso sul capo di Gesù. Forse spesso ci si chiede: come è possibile vivere l’amore gratuito? Come non pretendere dagli altri di essere contraccambiati? Come perdonare quando non si è perdonati? Amare quando non si è amati? Dimenticare i torti subiti? Mettere in discussione le proprie ragioni? Donare quando non si è ricambiati? Sono le domande di ogni giorno, le cui risposte fanno la vita cristiana, come ci testimoniano i martiri.
Continua qui omelia-s-messa-del-crisma-4-aprile-2012.html
![]()
Scopri di più da Pietroalviti's Weblog
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
Lascia un commento