Si parla ancora dei giovani. L’Italia prova a rialzarsi e dice che bisogna farlo anche per loro. Lo hanno ripetuto il presidente Napolitano, il premier Monti, il governatore della Banca d’Italia Visco.
Anche alcune importanti ricerche nazionali, come quelle del Censis e dell’Eurispes, in questi giorni hanno parlato dei giovani, descrivendone, con nuovi dettagli, la condizione. Il canale televisivo Mtv ha esaminato un campione di 6.500 ragazzi anni in 15 Paesi. Le nuove generazioni fanno fatica a immaginare un progetto di vita e di lavoro. Interrogati sul futuro usano per lo più le parole «rischio», «incertezza», «buio». Sono cose risapute ma che è sempre utile riconsiderare. Anche per non dimenticare che in Italia più 2 milioni di ragazzi non studiano, non lavorano e non fanno apprendistato. «Non è un paese per giovani», sintetizzano i commenti più amari, considerando una disoccupazione giovanile che si avvicina al 30%.
Nei tempi difficili i giovani sono costretti a ridimensionare le loro aspettative e a tenere duro. I più fragili però si disaffeziono allo studio, perdono la voglia e si lasciano andare.
Ma davvero è la crisi economica a scippare ai giovani il futuro? Solo in parte.
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la crisi giovanile c’è e per superala dobbiamo riuscire a far sviluppare l’occupazione, dovremmo seguire l’esempio della fondazione Florens che promuove l’occupazione giovanile tramite il mondo della cultura