Patronus et clientes: erano le figure basilari della politica nella Res publica romana, quella di Caio Mario e Silla, dei Gracchi, di Cesare e Pompeo, con Cicerone e Catilina. Tutto si reggeva su quel rapporto per cui i clientes (da cui deriva il termine clientelare) si affidavano al patronus perché li difendesse e tutelasse i loro diritti a fronte di una fedeltà assoluta, indipendentemente dalla scelte che il loro patronus volesse fare per Roma. La fedeltà era per il patronus e non per la Repubblica e il bene di tutti i cittadini, quello che chiamiamo il bene comune. Mi sembra che la realtà non sia cambiata: sono molte le persone che scelgono di votare per avere “un santo in paradiso”, per chiamare qualcuno in caso di bisogno, magari una bolletta o un lampione che non funziona. Non votano una persona perché la ritengono in grado di amministrare la loro città. Vogliono un protettore. L’abbiamo sperimentato in questi giorni: ai lettori che segnalavano perdite d’acqua, invocando una denuncia pubblica, chiedevo se avessero già chiamato il numero verde di Acea. No, abbiamo chiamato il consigliere tal dei tali e così via. Stessa cosa per l’illuminazione pubblica. Mi è tornata alla mente l’immagine della panchina che si trova sotto l’arco della piazza, luogo prescelto da diversi consiglieri comunali, che se ne stavano lì in attesa di clientes, che avessero bisogno del loro patronus, facendo così passare per privilegio ciò che era un loro diritto. Oggi si è passati dalla panchina al gruppo di whatsapp ma la logica è la stessa. I clientes continuano ad andare alle cene elettorali, contenti di mangiare gratis, senza chiedersi da dove vengano i soldi per pagare quelle cene, oppure promettono il loro voto in cambio di prestazioni offerte gratuitamente e che qualcuno, in ogni caso, pagherà, chissà con quali soldi. Ecco, spetta proprio ai clientes invertire la rotta, se non vogliono rimanere per sempre persone che devono chiedere come favore ciò che invece spetta loro di diritto. E’ un cammino lungo e frastagliato ma bisogna percorrerlo per scegliere persone che sappiano amministrare il bene comune e non che siano pronte a favorirci, almeno in apparenza.

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