Ceccano, maggio 1944, i figli della guerra


di Pio Domenico Spinelli

Eravamo verso la fine del mese di maggio dell’anno 1944. Assieme a mio padre Angelo, che mi teneva per mano davanti casa, vidi passare una fila interminabile di mezzi militari tedeschi, in ritirata dopo la battaglia di Montecassino, seguita da moltissimi soldati di fanteria, che procedevano a piedi, in fila indiana. Grande fu l’emozione che provai ad assistere a questo insolito spettacolo che mi  e’ rimasto, ancora, impresso nella memoria dopo tanti anni. Ricordo che un plotone di ”marconisti” tedeschi   sostarono per circa  una diecina di giorni presso la casa dei miei nonni,  requisendo  l’intero caseggiato, con il compito di mantenere i contatti  con le truppe in ritirata dal fronte di Cassino.

Il primo dei miei fratelli, Antonio,  di appena 14 anni, veniva  frequentemente rastrellato, assieme a tanti altri suoi coetanei della zona,  e portato a Cassino, per scavare le trincee e trasportare le cassette delle  munizioni lungo il costone che porta al Monastero, rischiando spesso la vita  a causa dei  continui bombardamenti  dei mortai e degli aerei alleati.

Le ruberie dei tedeschi.

L’altro mio fratello Rocco, di appena  12 anni,  aveva il compito della cura del bestiame. Raccontava spesso della disavventura che ebbe mentre cercava di nascondere un maiale, in una “macchiozza “, dove venne  scoperto da una pattuglia tedesca , alla ricerca di animali da cortile e di bestiame in genere, da macellare per le truppe. Il maiale,  riconoscendo sicuramente  le grida di paura e il pianto di mio fratello gli si avvicino’  di nuovo, uscendo dal bosco. Mentre I tedeschi erano tutti presi a catturare il maiale con una corda,  dovettero allentare la presa su mio fratello, il quale, approfittando dell’occasione, scappo’ verso la macchia, poco distante,  scampando anche  a diverse sventagliate di mitra. Tutta la mia famiglia, intanto, aveva trovato rifugio in un ricovero, scavato a forma di “ferro di cavallo” , sotto  un costone di tufo di Colle S.Maria, distante da casa circa 400 metri, dov’e’ tuttora visibile. Mio padre e mio zio Giacomo Antonio avevano pensato bene   di fare, anche, un ricovero di emergenza , proprio a ridosso di casa,  per il riparo  dai  bombardamenti aerei  improvvisi,  e un’altra caverna , dove  poter sistemare il bestiame,  per salvaguardarli dalle razzie improvvise dei tedeschi.

Due altri fratelli di mio padre erano stati chiamati  sul  fronte di guerra: zio Felicetto , in Cirenaica, dove venne fatto prigioniero  a Tobruk dagli Inglesi,  nell’anno 1942 , mentre  zio  Antoniuccio era stato  mandato a rompere le   “reni alla Grecia e ai ribelli Titini”: sappiamo bene, poi,   come realmente sia andata a finire! Oramai gli alleati erano riusciti a sfondare  la famigerata linea “Gustav”, costringendo i tedeschi ad una ritirata precipitosa verso Roma. I radiotelegrafisti, sicuramente allertati  via radio, abbandonarono  rapidamente la postazione  che avevano a casa dei miei nonni.

Anche se talvolta la guerra priva gli uomini di ogni rapporto umano, mio padre non manco’ di salutarli, uno per uno, augurando di riabbracciare sani e salvi le loro famiglie.

Il disertore

Verso mezzanotte dello stesso  giorno  della partenza dei soldati,  mio padre, rimasto solo  a casa per badare agli animali,  senti’ una voce che lo chiamava “padrone-padrone”,  insistentemente, dalla strada .Immediatamente salto’ dal letto e,  con  grande circospezione, si avvicino’ al cancello,   cercando  di capire chi fosse a cercarlo, a quell’ora tanto  insolita. Riconobbe subito uno dei soldati  tedeschi ,  il quale  lo  supplico’, in ginocchio,     di nasconderlo,  dicendogli di aver  abbandonato  il plotone di appartenenza Mio padre sapeva benissimo il rischio che poteva correre l’intera nostra famiglia ma conosceva altrettanto bene il destino che avrebbe avuto questo soldatino, qualora avesse rifiutato di aiutarlo. Senza por tempo in mezzo, gli diede subito vecchi abiti civili, bruciando la divisa tedesca  e  nascondendo le armi in una caverna distante da casa. Aiutato dallo stesso soldato, ricavarono uno spazio  di circa 1 mq, nel mezzo  delle balle che erano  accatastate nel   fienile, dove fece nascondere il soldato, sicuro che sarebbe stato ricercato all’indomani. Difatti, verso le ore 9,0, del giorno successivo, una pattuglia, armata di tutto punto, si fermo’ nell’aia di casa  e, con fare minaccioso,  cominciarono  a perlustrare tutta l’abitazione e la zona circostante.

Possiamo immaginare il terrore che ebbe mio padre, di fronte ai mitra spianati dei soldati  che,  al grido di “Kaputt-kaputt” . gli intimavano di dire dove aveva nascosto il fuggitivo. Fortuna volle che la pattuglia non aveva portato anche i cani lupo,  che con il fiuto, avrebbero individuato  in un baleno il nascondiglio. Non mancarono di andare  pure nel  fienile,  dove stava rintanato  il soldato, infilzando ripetutamente le baionette tra le balle, senza mai riuscire, per fortuna a colpire il povero malcapitato. 

Complice anche un aereo alleato da ricognizione , dovettero scappare   subito, non mancando, pero’  di minacciare ancora mio padre di morte, qualora avesse fornito aiuto al disertore  e  promettendo di ritornare nel pomeriggio.

Questa e’ la guerra vista con gli occhi di un bambino di appena quattro anni.

Purtroppo, ancora oggi, a distanza di oltre 80 anni, assistiamo, impotenti, come ad  un “Reality Show”  o “al Grande Fratello” ,  ai lampi  di  guerra   sempre piu’ vicini, parteggiando alle tifoserie di una o dell’altra parte.

Bisogna stare molto attenti, poiche’ quello che sta succedendo in questi giorni in Ucraina e in Palestina, puo’ accadere anche nelle nostre meravigliose citta’ italiane, con devastazioni  e migliaia  di morti accatastati lungo le strade.

La preoccupazione e’  ancora  piu’ aumentata ,a seguito della posizione assunta da numerosi Capi di stato d”Europa e, soprattutto,  dalla Presidente  della Commissione Europea , Ursula von der Leyen, che ha lanciato un messaggio terrificante , che   si  riassume  in questo modo “ per raggiungere la pace, bisogna prepararsi alla guerra”, invitando le famiglie a munirsi, addirittura,  di un “kit di sopravvivenza” indispensabile  in caso di guerra improvvisa ,  arrivando a proporre, finanche, il riarmo degli eserciti nazionali.

Qui siamo proprio  alla follia piu’ pura   , lontana  anni luce  dall’idea di Europa, sognata dal mio omonimo Altiero Spinelli, nel suo famoso manifesto di Ventotene.

Oggi dobbiamo solo sperare che l’iniziativa  di pace, ruvida ma efficace, portata avanti in questi giorni dal Presidente Americano Trump, distante anni luce  dal mio modo di intendere la politica  , abbia successo e possa evitare ancora  tanti  lutti e rovine ai martoriati popoli dell’Ucraina e della Palestina.

Gridiamo  tutti assieme, percio’, , che  resta pur sempre meglio raggiungere “ una pace ingiusta ad una guerra ritenuta giusta “.

I canadesi.

I tedeschi erano in ritirata precipitosa  e si doveva solo aspettare l’arrivo delle truppe alleate , oramai alle porte di Pofi, cercando di tenere  salva la pelle , stando   sempre rintanati  per  intere giornate nei ricoveri.

I bombardamenti degli aerei erano piuttosto frequenti nella zona  e, la matriarca della famiglia,  nonna Antonia, con il fatalismo tipico dei contadini di una volta, ripeteva sempre “si dDi’ vo’ ” , oppure,  “ognuno  di noi  ha il  destino segnato”  e, quando inevitabilmente c’erano degli screzi,  invitava tutti a   non fare tante  “ rimignognere” . La convivenza nei ricoveri , come  facile immaginare, era piuttosto precaria, dovuta  soprattutto  allo spazio angusto, spesso condiviso con intere famiglie di sfollati che provenivano anche  da Aquino e dal Centro storico di Ceccano. I viveri cominciavano intanto a scarseggiare  e,   per alleviare i crampi della fame , si faceva ricorso, , addirittura,  alle focacce, ricavate con la farina delle ghiande delle querce  , che avevano un sapore legnoso e acidulo. Mio padre , ben conoscendo la grande generosita’ del fiume Sacco , con una fauna, allora,  ricchissima di  carpe, pesci gatto.  anguille , rane, granchi, etc. , si recava di notte, assieme ad altri cugini,  alla “pesca cieca” , per catturare   i pesci  che si rintanavano nelle tane lungo le sponde del fiume, li prendevano e li condividevano con tutti i parenti. Solo per avere una idea della ricchezza che rappresentava il fiume di allora  per Ceccano, bisogna sapere che circa trenta famiglie del Centro storico vivevano proprio  del pescato. Tutti ricordiamo, in particolare “zi Franciscu gli muncu”, che ogni giorno passava con la sua “vata” e il cestello di vimini, per andare a pescare le rane al fosso di “valuona”. Per alleviare la fame le nostre mamme,  con l’occhio sempre rivolto al cielo per vedere se si avvicinasse qualche aereo,  setacciavano ogni giorno i campi dell’intera collina ,alla ricerca della cicoria e dell’erba pazza. I parassiti, in particolare i pidocchi e le pulci regnavano sovrani , complice anche la scarsa igiene che si poteva avere del proprio corpo. Solo nel 1947 questo fenomeno venne definitivamente debellato da una capillare disinfestazione fatta dagli americani con il famigerato antiparassitario DDT, che ha procurato, purtroppo,  anche numerosi effetti collaterali.

Dopo circa 10 giorni arrivarono finalmente le truppe canadesi, con moltissimi mezzi militari e carrarmati, acquartierandosi presso la famiglia  dei Di Stefano,  sopra alle “Spinazzeta”. Mio padre decise ,allora , di consegnare il soldato , di etnia altoatesina , al comando canadese come prigioniero di guerra. Ricordo che il soldatino, nell’abbracciarmi , salutandoci  tra le lacrime, promise che sarebbe tornato a trovarci,  a guerra finita , qualora  la buona sorte gli avesse permesso di tenere salva la pelle. Purtroppo non e’ mai  piu’ tornato.

Ha  lasciato a casa, non so  se per mera dimenticanza , un dizionario “tedesco-italiano e italiano-tedesco edito nel 1872”,  un paio  di occhiali da sole, con le lenti colorate in celeste ,  per proteggere  gli occhi dai  riverberi del sole nei deserti africani, un orologio da taschino, tutti  oggetti da me  custoditi, ancora oggi  , come  vere e proprie reliquie.

Nella 2^ pagina del  dizionario si vede  distintamente ancora un timbro “ CAN.GIUSEPPE DI NUNZIO -CUIRFINIO- CON FIRMA AUTOGRAFA”.


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