Un’analisi a campione condotta dall’Arpa sulla qualità delle acque sotterranee nel dicembre del 2022, più di due anni fa, ne aveva accertato il forte inquinamento, con valori quasi 100 volte superiori al consentito. Alcuni mesi dopo, nell’aprile del 2023, un’ordinanza del sindaco di Ceccano ne aveva proibito ogni uso, compreso quello irriguo e anche per l’alimentazione animale. Sempre su indicazione dell’Arpa, l’ordinanza fissava il limite del divieto in un raggio di 500 metri dal punto di prelievo, che si trova a pochi metri dal ponte dell’autostrada, sulla provinciale Ceccano Arnara, in contrada Acquasanta. Vuol dire una zona che va dallo Sterparo a via Ponticino. Palazzo Antonelli, con una scelta singolare, non rendeva noto il divieto di attingimento, che riguardava un numero considerevole di famiglie, che, per lungo tempo, hanno dunque continuato tranquillamente ad innaffiare zucchine e pomodori con l’acqua inquinata. Ora sono passati più di due anni da quelle analisi. Non hanno diritto i cittadini, che abitano in quella zona, di conoscere la realtà della situazione? L’acqua è tornata ai valori normali o c’è ancora il cloroformio e in quali valori? Non sarebbe il caso di informare la popolazione residente se può innaffiare o meno i pomodori e farli mangiare ai nipoti? Sono state ripetute le analisi dell’Arpa? Hanno dato risultati differenti rispetto a quelli di dicembre del 2022? E’ una vicenda con aspetti troppo importanti per la vita delle persone per mantenere i cittadini completamente all’oscuro di quanto accade.

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