E’ passato più di un anno dalle analisi dell’ARPA Lazio sui pozzi di via Marano, avvelenati dal triclorometano, in valori superiori a 100 volte i limiti fissati dalla legge. Si tratta di cloroformio che, assunto senza ragione, può determinare danni a diversi organi, cuore, fegato e altri interni, con sospetto effetto cancerogeno. Sulla base di quelle analisi, svolte nel dicembre del 2022, ad aprile dello scorso anno il sindaco di Ceccano emetteva un divieto di utilizzo dell’acqua dei pozzi a scopo potabile, nella produzione alimentare irrigua e zootecnica. Al massimo ci puoi lavare l’automobile. La zona interessata è molto grande, 500 metri in linea d’aria dal ponte dell’autostrada di via Marano. Vuol dire migliaia di abitazioni, tutte normalmente munite di pozzo. Da allora Palazzo Antonelli non ha dato più alcuna notizia. Sono stati effettuati nuovi esami? L’ordinanza di divieto è ancora in vigore? Perché nessuno avverte la cittadinanza della situazione? Già nel momento dell’emissione dell’ordinanza ci fu poca pubblicità, neppure sugli effetti che un utilizzo sconsiderato di quell’acqua poteva comportare. Da allora neanche una parola dalle autorità competenti. E magari i nonni innaffiano i pomodori per i nipoti con il triclorometano…

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