Maurizio Piccirilli, il fotografo de Il Tempo, che il 9 maggio del 1978 arrivò per primo in via dei Caetani a Roma e scattò quella foto che è ancora nel ricordo di tutti, Aldo Moro, ucciso nel bagagliaio della Renault rossa, ricorderà oggi a Ceccano il dramma dei carabinieri che, nell’ottobre del 1943, furono deportati in massa a cominciare da quelli di stanza a Roma. Piccirilli lo ricorda nel libro Carabinieri kaput, i giorni dell’infamia e del tradimento. Una settimana prima del rastrellamento degli ebrei di Roma, il ministro della Guerra della Repubblica sociale, generale Rodolfo Graziani, ordinò ai carabinieri di rimanere confinati nelle caserme e consegnare le armi. Il 7 ottobre 1943, duemila di loro vennero fatti prigionieri dalle SS e deportati nei lager. I carabinieri sarebbero stati di intralcio al rastrellamento, come dicono senza mezzi termini i capi della Gestapo in un telegramma indirizzato al colonnello Herbert Kappler, capo delle SS a Roma. In quei giorni iniziava una tragedia che Piccirilli ricostruisce grazie ai diari e alle testimonianze di alcuni dei sopravvissuti alla deportazione in Germania. Non fu soltanto Salvo d’Acquisto dunque, ma migliaia di altri eroi sconosciuti che rimasero fedeli al loro giuramento. L’appuntamento con Piccirilli è per oggi, sabato 11 novembre, alle 18 a Santa Maria a fiume nell’ambito del programma I giorni dell’Ira, Ceccano a 80 anni dalla guerra, curato dalla Rete delle Associazioni coordinate dalla Po Loco. Questo evento è organizzato dall’Associazione Il centro del fiume. Ieri, venerdì 10, sempre a Santa Maria a fiume, in una sala affollatissima, c’è stata invece la presentazione del libro Italiani di Cefalonia, a cura dell’Associazione Famiglia futura. Tra le migliaia di caduti della divisione Aqui nell’isola greca ci furono anche due ceccanesi, di cui è stato tramandato il ricordo.

per restare aggiornati
qui alcune foto dell’incontro su gli Italiani di Cefalonia

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