Devo a Giulio Conti, gia consigliere comunale, la sollecitazione a ricordare l’abbandono in cui versa tutto il patrimonio archeologico di Ceccano. Una grande villa imperiale alla Cardegna, diversi altri insediamenti abitativi sui colli occidentali, due santuari religiosi, il patrimonio lapidario presente a S. Maria a fiume e nella sala del Mosaico a Palazzo Antonelli sono completamente sconosciuti se non addirittura sepolti sotto diverse decine di centimetri di terra, per non parlare dei mosaici pavimentali conservati a Palazzo Massimo a Roma e all’erma bisfronte nei Musei Vaticani. Stiamo parlando, ad esempio, della Villa Imperiale a Le cocce, lungo la via Gaeta, proprio al confine tra Ceccano e Castro dei Volsci, spuntata sotto i piloni della superveloce. La sovrintendenza archeologica ha compiuto tutti i rilievi, estraendo dal sito quasi trenta mila reperti che oggi si trovano ammucchiati nelle cantine di Palazzo Antonelli, senza che in tanti anni sia stato trovato un luogo per realizzare un museo, oppure delle lapidi di S. Maria a fiume, spesso utilizzate come portavasi. Eppure tutti i comuni del circondario si sono dotati del loro museo, magari trovando una specificità ed entrando nel circuito museale del Lazio, di cui Ceccano, pur essendo la V cittadina della provincia, non fa parte. Ceccano meriterebbe molta più attenzione su queste tematiche che invece sembrano essere totalmente ignorate da Palazzo Antonelli.


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