Ceccano: scendo dalla pazza giostra della sanità pubblica


di Enzo Guerrucci*

Il 29 luglio sarà il mio ultimo giorno di lavoro come Medico di Medicina Generale del Servizio Sanitario Nazionale. Da quando la bomba atomica chiamata Covid è deflagrata sulle nostre teste, il nostro lavoro è stato svilito ed umiliato da una classe dirigente di nominati, incapaci e presuntuosi, che per tutelare i propri privilegi, sempre ben remunerati, ci ha fatto affogare nella burocrazia più becera, fatta di richieste assurde, mail quotidiane e comunicazioni di decisioni spesso di significato delirante.

Non si è più medici, se mentre si visita un paziente si ricevono 10 chiamate, notifiche per sms, email ogni secondo ed infinite pastoie che ti fanno sentire una merda, una pattumiera, dove ognuno pensa di avere il diritto di gettare quello che vuole.

Dopo 43 anni di lavoro e con gli ultimi 3, talmente devastanti, da non potermi permettere un giorno di ferie, per me, la partita finisce qui. Il triplice fischio finale si traduce in un addio anticipato al calvario che mi ha stremato fisicamente e moralmente. Decisione molto sofferta e ritenuta giusta, maturata in tante notti insonni, passate a ripensare alle ormai poche soddisfazioni, agli errori, alle umiliazioni subite ed alla certezza di non ritenersi più adeguato nel gestire le numerosissime conflittualità quotidiane.

Se Dio vorrà, mi godrò una bella pensione, totalmente meritata, che mi permetterà di vivere in maniera più che dignitosa. Ora voglio dedicarmi totalmente ai miei affetti più cari e farò il nonno a tempo indeterminato. Per tutta la mia vita, la famiglia è stata la seconda priorità, sempre dopo il lavoro e lo studio. A mia moglie, ai miei figli, ai miei pochi veri amici, antichi, ma sempre preziosissimi, va la mia più profonda gratitudine. Per tantissimi anni mi hanno sempre sopportato e supportato, anche quando non lo meritavo, spesso mascherando con i loro silenzi, la sofferenza per i reciproci disagi. Avere la sicurezza di poter contare su queste stupende persone è, ed è stata, una grandissima fortuna. Con loro ho condiviso i momenti di gioia e, quando è stato necessario, è in loro, che ho trovato la forza per superare le delusioni, le frustrazioni ed i tanti momenti difficili, incontrati sul mio lungo cammino, professionale e personale.

Continuerò con passione la specialistica ecografica e la formazione, mentre tutte le altre cose, che fino a ieri non potevo fare, o che facevo nei ritagli di tempo, da domani, diventeranno prioritarie.

Poi basta così. Scendo dalla pazza giostra di questa sanità pubblica con amarezza, ma senza rimpianti, con il biglietto sempre pagato e mai regalato. Lo dico con l’umiltà e con la certezza di aver dato il massimo, pur considerando i condizionamenti per i limiti umani, che ognuno di noi, porta impressi nella sua natura e che qualche volta, purtroppo, non riesce, suo malgrado, a superare. Tra qualche giorno, chi si rivolgeva a me portando in mano il pizzino e dicendo “senti, mi hanno detto che devi scrivere….”, dovrà cercarsi uno scribacchino vero e molto più efficiente di quanto lo sia stato io, soprattutto considerando che i medici che sanno curare scrivendo poco, sono e diventeranno sempre più rari. Tra qualche giorno, io tornerò uomo libero, senza padroni e ritroverò tutto il rispetto per quella professione, che mi ha dato tanto ed alla quale ho dato tanto, fino ad essere orgogliosamente invecchiato. Tra qualche giorno, per questo SSN, ormai ridotto allo sfascio per colpa di tutti, ed a mio parere, da rifondare totalmente, (speriamo senza guardare in faccia a nessuno), sarò solo un semplice paziente. Un grazie di cuore ai tantissimi che per due generazioni, mi hanno stimato e sopportato, con tutti i miei difetti. Resterete indimenticabili. Grazie anche a quei pochi, che per una ragione o per un’altra, hanno ritenuto giusto non farlo.

Ora finalmente posso sedermi, faccio un profondo respiro e mi godo con serenità questo meraviglioso tramonto. Buona vita a tutti.

*medico

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