Maestra, maestra. Il bambino alza entusiasta la mano, dopo l’appassionante spiegazione della sua maestra sul perché dobbiamo curare la raccolta differenziata, cosa va qui, cos’altro di qua. Dimmi, Marco (nome di fantasia, ndr.): papà fa diversamente – racconta il bambino – mette tutto in un sacco nero, poi usciamo in macchina e lui lo lancia dal finestrino. La candida testimonianza (vera, ndr.) di un bambino di una scuola dell’infanzia di Ceccano dimostra quanto sia radicata la cultura cAccAnese che fa sì che dentro casa sia tutto perfetto, tirato a lucido, e fuori ci possa essere l’immondizia ogni dove. I volontari che hanno partecipato domenica scorsa alla raccolta di Ceccano Plastic Free si sono finalmente resi conto della dimensione del problema: non c’è frattone, boscaglia, cunetta, per non parlare dei boschi di più ampie dimensioni, a non essere stati considerati nel corso di decenni come vere e proprie discariche in cui liberarsi dei rifiuti. Per fortuna, alla raccolta hanno partecipato anche amministratori pubblici, addirittura un sottosegretario nel governo in carica, per cui speriamo il segnale possa portare all’adozione di vere e proprie campagne di pulizia con i mezzi adeguati in maniera organica. Certo, oggi la sensibilità per il rispetto dell’ambiente è aumentata, come dimostrano i risultati della raccolta differenziata che andrebbero ancor più fatti conoscere, ma la testimonianza del bambino è rivelatrice: le nostre campagne, e non solo, pullulano di rifiuti abbandonati, pericolosi per l’ambiente ma soprattutto capaci di sviluppare fumi tossici nel caso di incendi boschivi. Adottiamo un pezzetto di strada, una cunetta, una macchia, puliamola e teniamola pulita, magari il comune potrebbe tenere un registro delle adozioni, lanciare un programma, che so… “adotta una cunetta”… In questo modo terremo pulito il nostro territorio e potremo collaborare per eliminare i rifiuti che sono lì da decenni.

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