Sui passi di Gesù, lì dove tutto è cominciato, I, Nazareth


E’ proprio lì, sotto i miei piedi, che è cominciato tutto: un apocrifo racconta che Maria ebbe prima paura del messaggero. Era a prendere l’acqua alla fontana e se ne andò subito a casa, pensate con che tumulto nel cuore: chi sarà, che vorrà, che penserà la gente. Ma lo sconosciuto la segue fino a quella casa sulla grotta: Salve, Maria, non temere… Ma come fai a non avere paura… il Signore è con te… Ecco quelle pietre stamattina hanno parlato, hanno restituito emozioni, idee, spirito, parola. Come bellezza, parole, anima abbiamo respirato sul monte Tabor e davanti alla tomba del giusto, la tomba di Giuseppe, con la pietra rotolante…

Nazareth – ha detto mons. Spreafico ai partecipanti al pellegrinaggio diocesano in terra santa – deve aiutarci a sopravvivere in un mondo di violenti di prepotenti. Ognuno vuole affermare se stesso e fa tanta confusione. Qui, invece, possiamo ricominciare, riscoprire una vita cristiana basata sugli umili, perché i superbi sono abbassati, gli umili innalzati. Maria fu umile perché ascoltò. Rimase turbata, certo, l’umiltà non esclude la paura ma la vince. Anche noi viviamo le paure di questo tempo ma non possiamo vivere di paura. La paura rende nemici. La paura si vince con la fede, che nasce dall’ascolto. Qui a Nazareth Dio si è umiliato, è diventato uno di noi, ci è venuto incontro per avere una relazione con noi. Gli umili, i poveri sono il criterio della vita cristiana. Attacchiamoci al tallone di un povero che ci porti su in paradiso.
Nella Sinagoga che vide Gesù predicare nel suo villaggio, il vescovo di Frosinone ha detto: gli abitanti di Nazareth se la prendono con lui perché manda per aria le loro convinzioni. Nazareth ci insegna che il Vangelo di Gesù è grazia per tutti, non soltanto per alcuni privilegiati.
Davanti allo spettacolo mozzafiato delle pianure della Galilea dal Monte Tabor, il luogo della trasfigurazione, mons Spreafico ha ricordato che Dio punta sulla bellezza per parlare con noi: e noi dobbiamo costruire sempre più bellezza ognuno con le proprie capacità. E questa parola poi diventa dialogo, relazione, conversazione che richiede però di accettare l’invito del padre: ascoltatelo…

qui le prime foto

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